Da una tragedia ferroviaria a una possibile svolta politica. In meno di due anni la protesta degli studenti serbi è passata dalle occupazioni universitarie alla sfida elettorale contro Aleksandar Vucic, protagonista della politica nazionale dal 2014.
Il 25 ottobre la Serbia voterà per il Parlamento e, secondo un sondaggio pubblicato il 20 ottobre, la lista sostenuta dagli studenti è accreditata del 44,5% contro il 42,7% del Partito progressista serbo. Tutto cominciò nel novembre 2024, quando il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò 16 morti. La tragedia alimentò accuse di corruzione e scarsa trasparenza e spinse gli universitari nelle strade.
Aleksa Simic, studente di Scienze politiche a Belgrado, fu tra quanti occuparono la propria facoltà chiedendo giustizia per le vittime. Quella mobilitazione, inizialmente circoscritta, sarebbe diventata nel marzo 2025 la più grande manifestazione antigovernativa in Serbia da una generazione.
Il movimento ha costruito la propria forza senza affidarsi a un unico leader: assemblee nelle università, marce pacifiche, campagne porta a porta e una rotazione dei portavoce hanno contribuito a mantenerlo compatto. Ora la lista “Students Win” presenta 250 candidati, tra professori, attori, agricoltori e personalità della società civile.
La grande incognita riguarda però il dopo-voto. Gli studenti promettono lotta alla corruzione, maggiore trasparenza, libertà dei media e una riforma dell’istruzione, ma restano meno definiti su dossier cruciali come l’adesione all’Unione europea, il Kosovo e i rapporti con Mosca.
Vucic, dimessosi dalla presidenza a settembre per candidarsi nuovamente alla guida del governo, punta invece a prolungare un dominio politico durato oltre un decennio. Domenica, però, davanti a lui non ci saranno soltanto i tradizionali partiti di opposizione. Ci sarà una generazione nata politicamente nelle piazze che ora tenta il passo più difficile: trasformare la protesta in governo.





