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Medio Oriente, il petrolio supera i livelli prebellici. Ma Hormuz resta sotto attacco

Teheran rivendica progressi nei negoziati indiretti, mentre Israele prepara il voto dei militari. Secondo indiscrezioni, Trump avrebbe frenato nuovi raid israeliani contro l’Iran
giovedì, 22 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

Le esportazioni di petrolio dal Golfo hanno superato i livelli precedenti alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, nonostante gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz. Secondo il Wall Street Journal, che cita i dati della società di monitoraggio marittimo Kpler, la scorsa settimana i flussi dalla regione hanno raggiunto una media superiore a 24 milioni di barili al giorno, contro i 23,3 milioni registrati prima del conflitto.

Rotte alternative e scorte Usa

Le spedizioni attraverso Hormuz, compresi i trasferimenti da nave a nave nel Golfo dell’Oman, si sono attestate intorno ai 14 milioni di barili al giorno, pari all’82% dei livelli prebellici. A sostenere i flussi contribuiscono la protezione militare statunitense e gli oleodotti alternativi attraverso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. A settembre, circa il 40% delle esportazioni di greggio non iraniano ha aggirato lo stretto, contro il 17% prima della guerra.

Crescono gli attacchi alle petroliere

La ripresa delle esportazioni non ha impedito un’intensificazione degli attacchi: circa 30 incidenti che hanno coinvolto petroliere sono stati segnalati nel corso del mese. “I volumi rimangono elevati nonostante l’aumento degli attacchi, perché i profitti giustificano il rischio”, ha dichiarato un analista di Kpler.

Nave colpita al largo dell’Oman

Una petroliera è stata colpita da un “proiettile di origine sconosciuta” al largo dell’Oman, vicino allo Stretto di Hormuz. L’impatto ha provocato un incendio, successivamente domato, secondo quanto riferito dall’agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO. La nave si trovava a 11 miglia nautiche, circa 20 chilometri, a ovest di Bukha ed è rimasta all’ancora. Tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi e non risultano conseguenze ambientali.

Teheran: negoziati indiretti con Washington

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i colloqui con gli Stati Uniti proseguono attraverso Paesi mediatori, tra cui Pakistan e Qatar. In un’intervista all’emittente irachena Al Ekhbariya, ha affermato che Teheran ha presentato nelle scorse settimane un’iniziativa denominata “piano dei sette giorni”. La proposta prevedeva la riapertura completa dello Stretto di Hormuz entro il sesto giorno. Secondo Araghchi, Washington avrebbe accettato le condizioni iraniane, chiedendo però l’aggiunta di ulteriori clausole.

Israele, al via il voto dei militari

I militari israeliani hanno iniziato a votare per il rinnovo dei 120 seggi della Knesset, con quasi una settimana di anticipo rispetto al resto della popolazione. Migliaia di soldati sono ancora dispiegati nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria. Secondo i media israeliani, circa 850 seggi elettorali, nel Paese e all’estero, resteranno disponibili per i militari fino al 27 ottobre, quando voterà il resto degli elettori. Circa un quarto delle postazioni è mobile, per raggiungere le unità dislocate nelle aree più difficili, tra cui 40 avamposti a Gaza e nove in Siria. “La nostra missione è consentire a tutti i militari delle Forze di difesa israeliane di esercitare il proprio diritto democratico al voto segreto, anche durante attività operative o combattimenti oltre confine”, ha dichiarato il colonnello Vered Ben Yehuda, responsabile del processo elettorale delle Idf.

Trump avrebbe frenato nuovi raid israeliani

Il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe pianificato nuovi attacchi contro l’Iran all’inizio di ottobre, ma il presidente statunitense Donald Trump si sarebbe opposto alla ripresa delle ostilità prima delle elezioni di midterm americane del 3 novembre. Lo riferisce il Financial Times, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Tre fonti informate sulla vicenda hanno riferito che le Forze di difesa israeliane erano pronte a colpire, nel fine settimana del 10 ottobre, impianti nucleari iraniani, siti del regime e infrastrutture civili, comprese centrali energetiche.

Nuovi obiettivi e rischio escalation

Secondo le fonti citate, gli attacchi pianificati avrebbero potuto superare per intensità quelli condotti da Stati Uniti e Israele a febbraio. Non è chiaro se Washington avrebbe partecipato direttamente all’operazione, ma una delle persone informate ha definito “non irragionevole” l’ipotesi di una ripresa dei raid nelle prossime settimane. Israele avrebbe inoltre predisposto una nuova lista di obiettivi, comprendente infrastrutture civili finora mai colpite. Secondo un’altra fonte, la pianificazione militare potrebbe essere stata anche una leva negoziale, mentre la decisione finale sulla ripresa delle ostilità sarebbe spettata a Trump. Il Pentagono non ha rilasciato commenti.

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