La mattina ci svegliamo e ci prepariamo ad affrontare la giornata sperando che vada nel migliore dei modi. Certi giorni entriamo in una stanza di buon umore e ne usciamo nervosi, tristi, altre volte accade il contrario, perché incontriamo un amico, un parente o un collega sorridente, entusiasta. Quel buon umore, spesso senza che ce ne accorgiamo, ci coinvolge.
Le emozioni appartengono alla nostra interiorità, ma sono anche dei segnali sociali e in determinate condizioni possono “fluire” da una persona all’altra. Stiamo parlando del contagio emotivo, un concetto psicologico secondo cui i nostri sentimenti possono sincronizzarsi con quelli di chi ci sta vicino. Il meccanismo dipende dalla relazione che intercorre tra le persone, dal carattere e dal contesto in cui ci si trova.
La mimica emotiva
Alla base di questo fenomeno si trova la cosiddetta mimica emotiva, un meccanismo attraverso il quale, durante un’interazione, possiamo riprodurre, spesso in modo automatico, alcuni segnali dell’altra persona, come un’espressione del volto, il tono della voce, la postura o i movimenti. Questa forma di rispecchiamento, che sarebbe riduttivo e sbagliato considerare un’imitazione, può orientarci verso lo stato emotivo della persona che abbiamo di fronte. Lo confermano diverse ricerche scientifiche, secondo le quali la mimica può rappresentare uno dei meccanismi attraverso cui percepiamo e condividiamo gli stati emotivi delle persone che ci circondano.
In quanto esseri umani a contare in questo processo è il contesto sociale, infatti non tendiamo a “imitare” chiunque, ma solitamente il nostro corpo e la nostra mente si sintonizzano con le persone con le quali abbiamo un legame profondo, indipendentemente dalla natura del rapporto. Inoltre, a influenzare questo meccanismo sono anche l’attenzione che prestiamo all’altro e il significato che attribuiamo alle sue espressioni.
Quando l’umore diventa collettivo
Diversi studi, tra cui quello pubblicato nel 2008 da James Fowler e Nicholas Christakis, “Dynamic spread of happiness in a large social network: longitudinal analysis over 20 years in the Framingham Heart Study“, hanno ipotizzato che l’influenza delle emozioni possa estendersi oltre i rapporti diretti, attraverso la rete sociale che ciascuno costruisce nel corso della propria vita. Ciò non significa che la felicità o l’infelicità di una persona provochino automaticamente gli stessi stati d’animo in qualcun altro. Piuttosto, il contagio emotivo potrebbe derivare dal fatto che le persone che frequentiamo condividono spesso i nostri stessi ambienti, le condizioni di vita, le esperienze e le abitudini. Per questo motivo è più probabile che anche le emozioni finiscano per trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda.
Perché alcune persone ci influenzano di più?
La particolarità di questo fenomeno è che non tutti lo viviamo nello stesso modo, infatti, non siamo tutti ugualmente permeabili agli stati emotivi altrui. La vicinanza affettiva è sicuramente uno dei fattori più importanti affinché si attivi questo meccanismo. L’umore di un partner, di un familiare o di un amico ha generalmente un peso maggiore rispetto a quello di uno sconosciuto. Inoltre, conta anche la situazione, in un ambiente teso prestiamo naturalmente più attenzione ai segnali di pericolo, finendo per condividere l’allerta e la tensione degli altri presenti. Non bisogna poi dimenticare che dipende tutto anche dal carattere. Le persone più sensibili tendono ad accorgersi con maggiore facilità dei cambiamenti emotivi di chi le circonda e, in alcuni casi, possono esserne maggiormente influenzate.
Il pericolo di un sovraccarico emotivo
Il contagio emotivo ha i suoi lati positivi poiché ci permette di entrare in sintonia con gli altri, facilita la cooperazione e contribuisce alla costruzione di legami significativi. Il problema nasce quando la sintonia si trasforma in un assorbimento continuo, soprattutto se si tratta di emozioni negative. Conoscere questo sistema aiuta a comprendere che non siamo esseri completamente passivi di fronte alle emozioni altrui. Proprio per questo è importante imparare a riconoscerle, gestirle e, quando necessario, a tutelarsi.





