Chevron ha confermato che espanderà le sue operazioni in Venezuela, pochi giorni dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di un accordo ambizioso per sviluppare le riserve petrolifere del Paese e garantire al Pentagono una quota dei profitti.
Mercoledì, la compagnia ha dichiarato di aver ricevuto nuove concessioni nell’Orinoco Belt, dove già opera da anni, e ha annunciato investimenti per oltre 7 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è più che raddoppiare la produzione del 2026, raggiungendo circa 600.000 barili al giorno.
Le dichiarazioni del CEO e lo stato del settore
Il CEO Mike Wirth ha sottolineato che la presenza di Chevron in Venezuela “dura da più di un secolo” e che l’espansione riflette la fiducia nel potenziale del Paese, che secondo l’OPEC possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo, oltre 303 miliardi di barili.
Ma la realtà è ben diversa: infrastrutture energetiche degradate, anni di sanzioni internazionali e una produzione che supera appena il milione di barili al giorno, contro i 10-11 milioni dell’Arabia Saudita e i quasi 14 milioni degli Stati Uniti.
Dubbi sulla legittimità dell’accordo
La Casa Bianca ha confermato la collaborazione con North American Blue Energy Partners, parte della strategia di Trump per riaprire il settore petrolifero venezuelano alle aziende statunitensi. “Stiamo aumentando la fiducia delle imprese private affinché possano fare accordi direttamente con il governo venezuelano,” ha detto il segretario all’Energia Chris Wright.
Gli analisti, però, restano scettici. Ricostruire l’industria petrolifera venezuelana richiederà anni e investimenti enormi. Inoltre, ci sono dubbi sulla legittimità dell’accordo: la presidente ad interim Delcy Rodríguez avrebbe concesso a Chevron diritti di 100 anni su 17 giacimenti con riserve di 65 miliardi di barili, ma la costituzione venezuelana richiede l’approvazione dell’Assemblea Nazionale, che non è avvenuta.
Ian Vásquez del Cato Institute ha definito l’intesa “priva di legittimità”, sostenendo che è stata raggiunta con un governo autoritario e sotto forte pressione militare degli Stati Uniti. Secondo lui, qualsiasi futura democrazia venezuelana potrebbe contestare l’accordo, minando la fiducia degli investitori. Trump ha dichiarato di voler riportare le grandi compagnie americane nel Paese, citando Exxon e Chevron.





