Taranto assume un peso crescente nella strategia della Nato nel Mediterraneo, con un ruolo che supera la tradizionale vocazione marittima italiana e si inserisce nella postura dell’Alleanza sul fianco Sud. A indicare la prospettiva è l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato militare della Nato, in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno in occasione della visita ufficiale in Puglia.
Taranto al centro della strategia Nato
Cavo Dragone definisce Taranto “un ponte naturale tra l’Europa e il Mediterraneo allargato” e “un punto di osservazione privilegiato sul fianco Sud”. Una centralità destinata a consolidarsi con il Comando multinazionale marittimo per il Sud, a guida italiana. Dalla base transitano inoltre le Forze navali permanenti della Nato, mentre nella città opera il Centro operativo meridionale della Nspa.
Il Mediterraneo e le nuove minacce
Lo scenario internazionale, secondo l’Ammiraglio, richiede una visione a 360 gradi. La guerra in Medio Oriente, il terrorismo, le minacce ibride, la sicurezza energetica e la vulnerabilità delle infrastrutture critiche sottomarine assegnano al Mediterraneo un ruolo che non può più essere considerato periferico. “È un centro, a cui la Nato guarda in maniera proattiva”, sottolinea Cavo Dragone.
La Russia e la difesa del fianco orientale
Sul versante orientale dell’Alleanza, l’obiettivo resta evitare che la deterrenza venga messa alla prova. “Paura no. Consapevolezza sì”, afferma il Presidente del Comitato militare della Nato a proposito della minaccia russa. Cavo Dragone richiama la presenza dei battlegroup multinazionali, i sistemi di difesa aerea e le capacità di rapido rinforzo. “Difendiamo ogni centimetro del territorio alleato”, assicura.
Oltre 50 miliardi per nuovi approvvigionamenti
Alla deterrenza deve corrispondere, secondo l’Ammiraglio, la capacità di trasformare gli impegni politici in strumenti concreti. Il quadro comprende oltre 50 miliardi di euro in nuovi approvvigionamenti, 27 miliardi destinati alle infrastrutture del carburante e almeno 70 miliardi di sostegno militare all’Ucraina. Per Cavo Dragone investire nella difesa serve innanzitutto a rendere credibile la capacità di prevenire un conflitto: “Non significa volere la guerra, ma essere credibili nel prevenirla. E la prevenzione costa sempre meno della guerra”.





