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Ucraina, l’appello di Leone XIV: “I negoziati portino risultati concreti”

Ucraina, l’appello di Leone XIV: “I negoziati portino risultati concreti”

Il Pontefice esprime dolore per gli attacchi contro città e infrastrutture civili e invita a interrompere distruzione e ostilità
lunedì, 7 Settembre 2026
3 minuti di lettura

Un nuovo appello alla pace in Ucraina, con l’invito a fermare la violenza e a dare spazio al dialogo e alla diplomazia. È quello avanzato ieri da Leone XIV, al termine dell’Angelus recitato in piazza San Pietro e con il quale ha espresso il proprio dolore per gli ultimi attacchi che hanno colpito città e infrastrutture civili ucraine e ha chiesto che gli sforzi avviati per riaprire i negoziati producano risultati concreti e ha poi rivolto il proprio pensiero alle vittime innocenti e alla sofferenza di una popolazione che da anni vive “nell’angoscia e nella paura”. Da qui il richiamo a interrompere le ostilità: “Mettere fine alla violenza, fermare la distruzione, aprire i cuori al dialogo e alla pace”.

“Spazio alla diplomazia”

Il passaggio centrale dell’intervento dopo l’Angelus ha riguardato la prospettiva di una ripresa del confronto politico: “Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia”, ha aggiunto Prevost che ha poi esteso la preghiera oltre il conflitto ucraino e ha invocato la concordia per tutti i fronti di guerra: “Eleviamo la nostra preghiera al Signore, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo”.

L’Angelus sull’amore verso il prossimo

Prima dell’appello per l’Ucraina il Santo Padre ha dedicato la riflessione domenicale al tema dell’amore vicendevole. Il punto di partenza è stato un passo della Lettera ai Romani, nel quale San Paolo ricapitola ogni comandamento nella formula “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Il Vescovo di Roma ha spiegato che esiste un debito che non imprigiona, ma libera: quello dell’amore reciproco.

L’attenzione, la cura e il bene ricevuti, ha osservato, possono rendere ogni persona più capace di responsabilità verso gli altri. Sua Santità ha collegato questo principio anche alla remissione dei debiti insegnata da Gesù, che lascia però intatto il dovere dell’amore vicendevole. Da questa prospettiva ha indicato due vie per tradurre il principio evangelico nella vita delle comunità cristiane: la correzione fraterna e la capacità di trovare un accordo.

Correzione fraterna contro lamento e maldicenza

Sul primo punto Leone XIV ha definito la correzione fraterna “un’arte delicata e troppo spesso dimenticata”, che richiede franchezza e gradualità. Il confronto diretto, dapprima tra due persone e poi, se necessario, con altri membri della comunità, permette di affrontare la realtà e di trasformare problemi e conflitti in occasioni di crescita. Il Papa ha contrapposto questo metodo al lamento e alla maldicenza, descritti come atteggiamenti che non generano nulla e paralizzano molte situazioni. Il Vangelo, ha precisato, educa invece alla libertà nella carità.

Mettersi d’accordo anche nella preghiera

La seconda indicazione riguarda la capacità di costruire un’intesa. Per Prevost l’accordo non riguarda soltanto la gestione dei conflitti: può nascere anche dalla preghiera comune e dalla richiesta condivisa di un dono a Dio. In questo modo, la fede offre uno spazio nel quale desideri, dolori e speranze trovano una forma comune. Il Santo Padre ha citato le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”.

Per il Pontefice, questa promessa mostra che dolori, desideri e speranze possono diventare patrimonio comune. La preghiera rafforza l’unità e contrasta il rischio che, senza fede, ciascuno si senta solo, sospetti degli altri e li consideri estranei o nemici. La fraternità prende forma nell’incontro, nel perdono e nell’ascolto nel Signore.

Il richiamo a Maria e il ritorno alle attività ordinarie

A conclusione della riflessione Leone ha affidato a Maria la richiesta di imparare “il debito gioioso dell’amore fraterno”, con il riferimento alla visita della Vergine a Elisabetta dopo l’annuncio dell’angelo, per condividere con la cugina la gioia e la fatica della gravidanza. Dopo l’Angelus il Papa ha salutato i fedeli presenti in piazza. Tra loro la comunità del Seminario interdiocesano ‘Studienhaus Sankt Lambert’ di Lantershofen, in Germania, il pellegrinaggio della parrocchia di Sant’Ulderico Vescovo in Musestre, nel Trevigiano, e il coro diocesano della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, accompagnato dal vescovo.
Nel saluto finale ha menzionato la ripresa graduale delle attività dopo la pausa estiva e ha concluso con la richiesta al Signore di accompagnare e sostenere i fedeli con la sua luce.

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