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Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei deputati
Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei deputati

Fontana: “Cultura e giovani. Imparare a ragionare per essere più liberi e non dimenticare le proprie radici”

L’intervista al Presidente della Camera
domenica, 6 Settembre 2026
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6 minuti di lettura

Presidente Fontana, grazie per il tempo che dedica ai lettori de La Discussione. Nel solco della tradizione di Alcide De Gasperi, vorremmo affrontare con Lei alcuni temi centrali per il Paese: cultura, giovani, istruzione, famiglia e istituzioni, con uno sguardo meno politico e più personale.

Che posto occupa la lettura nella Sua vita? C’è un libro o un autore che ha inciso in modo particolare sul Suo percorso?

La lettura occupa una parte preponderante nella mia vita. Sono e rimango uno studente: dopo aver conseguito le lauree in Scienze politiche, in Storia e in Filosofia, attualmente sono iscritto alla magistrale in Filosofia. Credo che non si debba mai considerare concluso il proprio percorso di formazione, perché ogni nuova conoscenza ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e la realtà che ci circonda.

Un’opera che mi ha insegnato molto, tanto per i contenuti quanto per il metodo, è la Somma Teologica di san Tommaso d’Aquino. Il suo modo di procedere educa a ragionare con ordine e rigore, prendendo in considerazione anche le tesi diverse dalla propria.

Nell’epoca dei social e della comunicazione veloce, allenare la mente significa costruire una propria solidità di pensiero e di contenuti.

Ricorda una lettura degli anni della maturità o dell’università che abbia orientato le Sue scelte?

Direi i discorsi e gli interventi di Umberto Bossi e Gianfranco Miglio. Letture importanti che consolidarono il mio interesse per il federalismo e, più in generale, per l’impegno politico, iniziato a sedici anni.

Miglio aveva la capacità di interpretare i cambiamenti del proprio tempo e di provare a tradurli in soluzioni istituzionali concrete. Mi colpì il suo modo di intendere il federalismo non come una formula astratta, ma come uno strumento per responsabilizzare i territori, avvicinare le decisioni ai cittadini e rendere più efficiente lo Stato. Quelle idee hanno ispirato il mio impegno e, di fatto, hanno dato inizio a un percorso che dal 1996 continua ancora oggi.

Quali libri consiglierebbe oggi a uno studente delle superiori o dei primi anni di università?

Consiglierei innanzitutto libri di storia e di geopolitica e le riviste Limes e Domino. Da anni sottolineo l’importanza della politica estera, che non può più essere considerata qualcosa di lontano dalla nostra vita quotidiana. Oggi comprendiamo chiaramente quanto ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza possa incidere sulla nostra sicurezza, sull’economia, sul costo dell’energia, sul lavoro e sulle prospettive delle nuove generazioni.

Suggerirei quindi di partire da un buon atlante storico e geopolitico e di accompagnarlo con letture di relazioni internazionali, economia e demografia. Per capire il presente non basta seguire l’ultima notizia: bisogna conoscere la storia, i territori, le culture e gli interessi che stanno dietro agli avvenimenti.

Per chi ha responsabilità pubbliche, quanto conta coltivare spazi di cultura: libri, teatro, cinema, arte?

Conta moltissimo. La cultura è un rifugio sicuro, ma è anche una fonte di ispirazione e uno strumento utile per compiere le scelte migliori. Aiuta ad allargare lo sguardo, a conoscere esperienze diverse dalla propria e a non ridurre la complessità a una contrapposizione tra slogan.

Mi ha fatto molto piacere partecipare quest’anno al Salone del Libro di Torino, dove ho incontrato studenti, editori e tante persone accomunate dalla passione per la conoscenza. I sistemi attraverso i quali possiamo informarci e studiare sono cambiati, ma penso che il libro rimanga un elemento fondamentale.

Bisogna cercare di combattere l’ignoranza. Imparare, studiare e approfondire richiedono fatica, ma sono tra le cose più importanti e belle che si possano fare. I libri sono “armi” potentissime: ci permettono di conoscere, di difenderci dalle falsità e quindi di essere più garantiti e liberi nelle scelte.

Giornali a scuola, carta e digitale: possono aiutare i ragazzi a sviluppare un pensiero critico nell’epoca dei social e dell’IA?

Ne sono convinto. In un mondo sottoposto a un’accelerazione continua, i giornali aiutano a fermarsi, ad approfondire e a collegare tra loro i fatti. Favoriscono il pluralismo, sono concentratori di idee e stimolatori di riflessione. Consentono di conoscere opinioni diverse, confrontarle e costruire una propria visione. Bisogna insegnare ai ragazzi a verificare le fonti, a distinguere i fatti dalle opinioni e a non fermarsi al titolo o al contenuto che un algoritmo propone loro. Nel futuro servirà soprattutto imparare a ragionare. La pluralità dell’informazione e delle idee deve favorire il confronto, non il conflitto.

STEM e discipline umanistiche: quale equilibrio serve nella formazione dei giovani?

Non credo debbano essere messe in contrapposizione. Le discipline STEM sono fondamentali per l’innovazione, la competitività e il futuro del nostro sistema produttivo, ma la formazione umanistica è essenziale per interrogarci sulle grandi questioni di senso in cui collocare anche il progresso. Penso, ad esempio, all’intelligenza artificiale: non può bastare il continuo sviluppo di una tecnologia, bisogna avere la piena cognizione dell’impatto e delle implicazioni che comporta, per collocare sempre la persona al centro. La tecnica ci offre possibilità straordinarie, ma la storia, la filosofia, la letteratura e il diritto ci aiutano a domandarci come utilizzarle e al servizio di chi. La vera sfida è formare persone competenti, ma anche consapevoli e capaci di esercitare un giudizio autonomo.

Anche nei percorsi scientifici dovrebbe esserci più spazio per storia, filosofia, letteratura e cultura civica?

Sì, perché la conoscenza non dovrebbe essere eccessivamente frammentata. Uno scienziato o un ingegnere deve conoscere il contesto storico, sociale ed etico nel quale operano le sue scoperte. Allo stesso modo, chi ha una formazione umanistica non può ignorare le trasformazioni scientifiche e tecnologiche che stanno cambiando la società.

La scuola e l’università sono chiamate a formare la persona nella sua interezza. La filosofia esercita il ragionamento, la storia permette di comprendere da dove veniamo, la letteratura aiuta a conoscere l’animo umano e la cultura civica insegna il valore delle regole, delle istituzioni e della responsabilità. Sono conoscenze indispensabili anche per chi sceglie un percorso scientifico.

Famiglie e tecnologia: come si può restituire spazio alla lettura e al dialogo tra genitori e figli?

Innanzitutto attraverso l’esempio. È difficile chiedere a un ragazzo di lasciare da parte il telefono e prendere un libro, se gli adulti che gli stanno accanto sono continuamente davanti a uno schermo. Servono momenti della giornata nei quali la tecnologia venga messa da parte e si recuperino le relazioni.

Non si tratta di demonizzare gli strumenti digitali, che offrono opportunità importanti, ma di imparare a governarli. Leggere insieme quando i figli sono piccoli, frequentare biblioteche e librerie, parlare di ciò che si è letto o visto sono gesti semplici e, soprattutto in questi tempi, decisivi. I ragazzi hanno bisogno di tempo, di ascolto e di presenza autentica.

Come possono le istituzioni restare vicine ai cittadini in un tempo dominato dalla tecnologia?

La tecnologia deve contribuire ad accorciare le distanze, semplificare l’accesso ai servizi e rendere le istituzioni più trasparenti e comprensibili. Non può, tuttavia, sostituire la relazione umana né creare nuove forme di esclusione a danno di chi ha minori competenze o possibilità di accesso agli strumenti digitali.

La Camera dei deputati è uno dei luoghi simbolo della democrazia. Come può parlare meglio ai giovani senza perdere autorevolezza?

La Camera lavora per rafforzare il rapporto diretto con i cittadini, aprendo le proprie porte a studenti e visitatori e promuovendo iniziative speciali, come la mostra dedicata agli ottant’anni dell’Assemblea costituente. Parallelamente, anche attraverso l’intelligenza artificiale, stiamo sviluppando strumenti capaci di rendere più facilmente accessibili e consultabili i dati e le informazioni sull’attività legislativa.

Con nuove modalità di comunicazione e partecipazione cerchiamo inoltre di avvicinare alle istituzioni un numero sempre maggiore di persone, soprattutto i giovani. È una sfida decisiva: favorire l’impegno civile e politico, contrastare l’astensionismo e ampliare la partecipazione al dibattito pubblico significa rafforzare la qualità della democrazia e rendere le decisioni più consapevoli e rappresentative.

De Gasperi guardava all’Europa senza dimenticare le radici. Che consiglio darebbe ai giovani italiani che studiano, viaggiano o cercano opportunità all’estero?

Direi loro, penso in maniera perfettamente coerente con il pensiero di De Gasperi, di non dimenticare mai le proprie radici e di portarle fieramente con sé ovunque vadano e qualunque scelta compiano.

Siamo sempre, in qualche modo, ambasciatori del nostro territorio, dei suoi valori, delle sue tradizioni e delle comunità nelle quali siamo cresciuti. Questa è una delle grandi ricchezze del nostro Paese. Conoscere le proprie radici non significa chiudersi, ma avere una base solida dalla quale partire per incontrare gli altri.

Studiare, viaggiare e fare esperienza all’estero sono opportunità straordinarie. Aprirsi al mondo, però, non significa rinunciare alla propria identità: significa metterla in dialogo con le altre e tornare, possibilmente, con conoscenze ed esperienze utili anche alla propria comunità.

Quale messaggio vuole lasciare ai lettori de La Discussione, in particolare ai più giovani?

Ai giovani vorrei rivolgere un invito semplice: non smettete mai di imparare e, soprattutto, imparate a ragionare. Coltivate la curiosità, l’amore per lo studio e il desiderio di comprendere. Conoscere richiede impegno e fatica, ma significa crescere e aprirsi al mondo. Non abbiate paura di fare domande, di approfondire, di confrontarvi e anche di cambiare idea quando incontrate argomenti più convincenti dei vostri. La conoscenza non indebolisce le certezze: costruisce consapevolezza. E una persona consapevole è più difficile da ingannare, più libera nelle proprie scelte e pronta a contribuire al bene della comunità.

Grazie Presidente per gli stimoli dati ad un ritorno alla lettura, non solo nel tempo libero.

Tommaso Paparo*

Tommaso Paparo*

Professore straordinario di diritto pubblico e Coordinatore del corso di Laurea
in Scienze della Difesa e della Sicurezza presso la Link Campus University di Roma

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  1. Fontana: “Cultura e giovani”. Fantana ha ragione ma per raggiungere questo risultato occorre intervenire con risolutezza su tutto il sistema scolastico. La suola non deve essere un “centro d’indottrinamento politico” come avviene da sempre, insegnanti e prof, si devono astenere dalla politica attiva restando neutrali, per la politica ci sarà tempo quando avranno ampia e libera conoscenza di tutti gli “attori”.

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