La Commissione della Camera sui rapporti con il Partito Comunista Cinese (CCP) ha chiesto al Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) un briefing urgente sull’attuazione della Uyghur Forced Labor Prevention Act (UFLPA), la legge statunitense approvata nel 2021 per bloccare l’importazione di beni prodotti con lavoro schiavistico in Cina. La richiesta, contenuta in una lettera bipartisan indirizzata al segretario Markwayne Mullin, sollecita chiarimenti su come il DHS e la Customs and Border Protection (CBP) stiano aggiornando la lista delle aziende coinvolte nel lavoro forzato nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR).
Secondo il deputato Ro Khanna, membro democratico della commissione, “gli uiguri vengono perseguitati politicamente, costretti ad abbandonare la loro religione e a lavorare per salari minimi o nulli, in condizioni disumane.” Khanna ha sottolineato che la questione non è solo morale, ma anche economica: “Come possono le nostre industrie competere con l’acciaio o l’alluminio prodotti da schiavi? È una violazione dei diritti umani e una minaccia alla sicurezza nazionale.” La legge UFLPA impone al DHS di impedire l’ingresso negli Stati Uniti di beni “fabbricati interamente o in parte con lavoro forzato nella Repubblica Popolare Cinese.” Dopo mesi di inattività, il dipartimento ha aggiunto 43 nuove aziende alla lista nera lo scorso luglio, un passo che Khanna ha definito “positivo ma tardivo.”
La lettera del Congresso evidenzia che prodotti provenienti dallo Xinjiang — tra cui acciaio, alluminio, silicio e tessuti — continuano a raggiungere i consumatori americani attraverso catene di fornitura globali. Un’inchiesta del New York Times ha rivelato che il cotone usato nei popolari pupazzi ‘Labubu’ proverrebbe da lavoro forzato uiguro. Intanto, gruppi per i diritti umani continuano a denunciare la repressione sistematica degli uiguri nello Xinjiang e chiedono che Washington rafforzi i controlli sulle importazioni legate al lavoro forzato.





