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Albania, la nautica punta a diventare una nuova leva per turismo e investimenti

A ottobre torna a Marina Orikum la Balkans Sea Fair. Dopo il debutto del 2025, Monica Pannozzo guarda alla seconda edizione e a un progetto che ambisce a trasformare la nautica in una piattaforma di sviluppo per l'Albania e per il mercato balcanico
giovedì, 3 Settembre 2026
2 minuti di lettura

La nautica, in Albania, non è più soltanto una questione legata al mare e al turismo. Sta progressivamente entrando nel ragionamento economico che accompagna la crescita della costa: infrastrutture, servizi, investimenti, occupazione e capacità di attrarre nuovi flussi internazionali.

È questo il punto da cui parte la conversazione con Monica Pannozzo, direttrice della Balkans Sea Fair, la manifestazione che dal 16 al 18 ottobre 2026 tornerà a Marina Orikum, nel Golfo di Valona.

Dopo il debutto del 2025, l’appuntamento si prepara a una seconda edizione che punta a rafforzare la propria dimensione internazionale e, soprattutto, il ruolo di piattaforma di incontro tra imprese, operatori, investitori e professionisti.

Nel racconto di Pannozzo, la fiera rappresenta però qualcosa di più di un evento. È parte di un percorso che guarda alla possibilità di costruire in Albania una filiera nautica capace di collegarsi ai mercati esteri e di produrre ricadute sull’economia turistica.

Una fiera nata intorno a un mercato in costruzione

La prima edizione della Balkans Sea Fair, dal 9 al 12 maggio 2025, ha costituito il primo banco di prova. A Marina Orikum hanno partecipato 54 espositori provenienti da cinque Paesi.

Numeri che hanno permesso alla manifestazione di misurarsi con un mercato ancora giovane e di verificare l’interesse degli operatori verso un Paese che sta cercando di trasformare la propria vocazione marittima in un settore economico strutturato.

Il dato più interessante, però, è la filosofia con cui Pannozzo ha impostato il progetto. La fiera non è stata pensata semplicemente come uno spazio nel quale esporre imbarcazioni e prodotti, ma come un luogo dove creare relazioni.

Nella nautica, del resto, la barca rappresenta soltanto una parte della filiera. Attorno alla navigazione si sviluppano servizi portuali, manutenzione, cantieristica, componentistica, charter, tecnologia, assistenza, ristorazione, ospitalità e formazione.

È questa filiera allargata che può trasformare la nautica in una leva economica più ampia.

Il mare come infrastruttura economica

Il ragionamento di Pannozzo si inserisce nella trasformazione che sta interessando il turismo albanese. La crescita dei flussi internazionali ha rafforzato il peso economico della costa, ma ha contemporaneamente posto una nuova esigenza: diversificare l’offerta e aumentare il valore generato dai visitatori.

La nautica può inserirsi proprio in questo spazio. Un’imbarcazione che entra in una marina genera infatti una domanda che va ben oltre il semplice ormeggio. Servono manutenzione, rifornimenti, assistenza tecnica, ristorazione, pernottamenti, trasporti, escursioni e servizi specializzati.

Il porto turistico diventa così un’infrastruttura economica capace di mettere in movimento una rete di attività sul territorio. Per l’Albania, la sfida consiste ora nel trasformare il vantaggio geografico — una costa affacciata su Adriatico e Ionio e vicina ai principali mercati dell’Europa meridionale — in un sistema competitivo di porti, servizi e professionalità.

È anche su questo terreno che la conversazione con Pannozzo porta il discorso oltre i confini della fiera.

La scelta di Marina Orikum come sede dell’evento assume in questo quadro un valore particolare. La struttura dispone di 120 posti barca e si trova nella baia di Dukat, nel Golfo di Valona, lungo la costa meridionale dell’Albania. Una posizione che permette alla manifestazione di svolgersi direttamente all’interno di un’infrastruttura nautica e non semplicemente in un tradizionale spazio fieristico.

Per Pannozzo, questo rapporto diretto con il mare è parte integrante del progetto.

La fiera può diventare così un luogo nel quale osservare concretamente l’evoluzione del settore: dalle imbarcazioni ai servizi, dagli operatori turistici ai professionisti della manutenzione, dalle aziende tecnologiche agli investitori.

L’obiettivo è creare connessioni che possano proseguire anche dopo la chiusura dei padiglioni e delle attività della manifestazione.

Dall’Albania ai Balcani

La seconda parola chiave è internazionalizzazione.

La Balkans Sea Fair nasce con una vocazione regionale e punta a utilizzare la posizione dell’Albania come punto di collegamento tra il Mediterraneo, l’Europa meridionale e i Balcani.

È un posizionamento che può interessare in particolare le imprese italiane.

La vicinanza geografica, insieme alla lunga esperienza italiana nella cantieristica, nella componentistica e nei servizi nautici, crea infatti condizioni favorevoli per una maggiore integrazione tra le due filiere.

Per le aziende italiane, il mercato albanese può rappresentare un’opportunità da seguire in una fase di crescita delle infrastrutture e della domanda turistica. Per le imprese albanesi, il confronto con operatori internazionali può invece facilitare l’accesso a competenze, tecnologie e modelli organizzativi.

La vera misura del successo della fiera sarà quindi la capacità di trasformare gli incontri in rapporti economici duraturi.

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