Trent’anni fa, Judge Judy e l’autore del pezzo si conobbero grazie ai cani. Oggi, quella stessa passione li riporta dalla stessa parte della barricata: contro l’allevamento e la sperimentazione sugli beagle, la razza più sfruttata nei laboratori americani. Il 12 settembre, decine di migliaia di persone attraverseranno lo stato di New York per chiedere la fine dei test non necessari e della riproduzione industriale di cani destinati alla sperimentazione. La marcia si concluderà il 26 settembre davanti ai cancelli di Marshall BioResources, il più grande allevamento commerciale del Paese. Judge Judy non usa mezzi termini: Marshall “alleva e immagazzina circa 20.000 animali, venduti tra i 1.000 e i 2.000 dollari l’uno per esperimenti”, arricchendo la famiglia proprietaria di oltre 12 milioni di dollari l’anno.
Il caso Ridglan Farms, in Wisconsin, ha mostrato cosa accade dietro le quinte: oltre 2.000 beagle liberati, struttura chiusa, licenza del veterinario revocata. Ma perché proprio i beagle? Judy lo spiega con crudezza: sono “piccoli, amichevoli, fiduciosi e perdonano”. Perfetti per essere manipolati, immobilizzati, sottoposti a test ripetuti. Migliaia di cuccioli vengono allevati in gabbia, venduti e poi gasati, forzati a ingerire sostanze, operati — spesso da personale non certificato.
La domanda che Judy pone è semplice: come può un Paese che esplora Marte, clona organismi, ricrea voci e immagini con l’IA e usa robot in sala operatoria aver bisogno di torturare cani per testare sunscreen, shampoo, profumi, detergenti? Secondo lei, la risposta è politica: “I nostri legislatori dormono. Forse hanno bisogno di riempire i loro fondi elettorali. O forse preferiscono occuparsi di cause lontane.” E avverte: chi si presenterà alla marcia potrebbe diventare il prossimo governatore di New York. Chi resterà a casa, dice con ironia, “sarà il prossimo dog catcher”.





