Almeno 27 persone hanno perso la vita venerdì sera in un terribile incidente stradale avvenuto vicino a Chivhu, nel cuore dello Zimbabwe, a circa 140 chilometri a sud della capitale Harare. Un minibus che trasportava membri di una comunità cristiana diretti a un convegno religioso si è scontrato frontalmente con un camion che stava tentando un sorpasso azzardato. Secondo il portavoce della polizia, Paul Nyathi, il camion avrebbe invaso la corsia opposta nel tentativo di superare un altro veicolo, centrando in pieno il minibus. Le immagini diffuse dalla ZBC News, emittente statale, mostrano il veicolo ridotto a una carcassa carbonizzata, mentre il camion giaceva sull’altro lato della strada. Il ministro provinciale ha confermato che 23 persone sono morte sul colpo, mentre altre sono decedute in ospedale per le gravi ferite riportate. La strada, una lunga distesa pianeggiante circondata da vegetazione bassa, è nota per la sua pericolosità e per la scarsa manutenzione.
L’incidente riaccende l’allarme sulla sicurezza stradale nel Paese, dove le arterie principali sono disseminate di buche e tratti dissestati dopo anni di sottofinanziamento e incuria. I minibus privati, chiamati localmente kombi, rappresentano il mezzo di trasporto più comune per i cittadini, ma sono spesso accusati di sovraccaricare i passeggeri e di viaggiare in condizioni precarie. Solo ad aprile, 18 persone erano rimaste uccise quando un minibus era esploso in fiamme su un’autostrada nel sud del Paese. Pochi giorni prima, una madre e i suoi cinque figli avevano perso la vita in un altro scontro con un camion sulla strada che collega lo Zimbabwe al Sudafrica. Le autorità hanno promesso un’inchiesta approfondita, ma per molti cittadini la tragedia di Chivhu è l’ennesima prova di un sistema di trasporti fragile e abbandonato, dove la fede e la speranza spesso viaggiano su mezzi che non garantiscono sicurezza.





