Sale drammaticamente il bilancio dell’alluvione che ha devastato la regione himalayana al confine tra Nepal e Tibet: almeno 270 persone sono morte e oltre 1.300 risultano disperse.
Tra gli irreperibili figurano centinaia di turisti stranieri e anche due italiani compaiono nell’elenco diffuso dall’Organizzazione nazionale del turismo del Nepal. La Farnesina sta cercando di verificare la posizione e le condizioni dei circa 90 connazionali registrati nella regione.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva però assicurato che i due italiani finora direttamente coinvolti nella catastrofe “sono in buone condizioni” e vengono assistiti dalla diplomazia italiana. Erano rimasti bloccati insieme alla loro guida a monte di una frana che aveva interrotto una strada. “Non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti”, aveva precisato il vicepremier. L’Unità di crisi resta in contatto con il Consolato generale a Calcutta, quello onorario a Kathmandu e l’ambasciata a Pechino per completare le verifiche.
Centinaia di stranieri dispersi
Secondo gli ultimi dati delle autorità nepalesi, 823 persone risultano disperse nel Paese, tra cui 517 cittadini stranieri. Nell’area tibetana di Gyirong Pechino segnala altri 558 irreperibili, 260 dei quali stranieri. I due conteggi provengono da autorità diverse e non è ancora possibile escludere sovrapposizioni. Tra le nazionalità più colpite figurano indiani, cinesi, statunitensi, ucraini, malesi, australiani e britannici.
Acqua, ghiaccio, rocce e fango hanno investito interi villaggi, distrutto abitazioni e infrastrutture e spazzato via oltre ottanta ponti. Migliaia di soccorritori sono impegnati nelle ricerche, rese difficili dalle strade interrotte, dal fango e dalle condizioni meteorologiche. L’esercito nepalese ha mobilitato circa 2.000 uomini, mentre sul versante cinese sono stati inviati rinforzi e droni per raggiungere le zone isolate.
Il collasso del ghiacciaio
Le prime ipotesi avevano indicato un terremoto, ma le analisi dell’Usgs hanno successivamente attribuito il segnale sismico al collasso stesso di una massa glaciale. Una parte inferiore del ghiacciaio sarebbe precipitata per oltre mille metri nel fondovalle, trascinando rocce e detriti e generando una violentissima piena lungo il sistema dei fiumi Lhende Khola, Bhote Koshi e Trishuli. In alcuni punti il livello dell’acqua è salito fino a nove metri in appena mezz’ora.
Resta inoltre il pericolo di una seconda catastrofe. A monte di Gyirong si è formato un lago di sbarramento naturale creato dai detriti: le autorità cinesi e gli esperti dell’Icimod temono che il cedimento improvviso della diga possa provocare una nuova piena nelle comunità a valle. Il bacino è ora sottoposto a monitoraggio continuo mentre prosegue la ricerca dei dispersi.





