La Repubblica Democratica del Congo (RDC) e l’alleanza ribelle guidata dal M23 hanno annunciato di aver concordato una roadmap per avviare negoziati di pace, nonostante i combattimenti continuino a devastare le province orientali del Paese. In una dichiarazione congiunta diffusa sabato, le parti hanno spiegato di aver definito passi sequenziali e scadenze per le trattative, in linea con l’accordo quadro firmato a Doha lo scorso novembre.
La roadmap prevede anche un metodo standardizzato per segnalare violazioni del cessate il fuoco e la creazione di un meccanismo per affrontare le difficoltà nell’attuazione dell’intesa. Una missione di verifica del cessate il fuoco è attesa lunedì a Minembwe, nel Sud Kivu, una delle aree più colpite dalla recrudescenza della violenza. All’inizio del mese, la RDC ha consegnato 15 prigionieri all’alleanza AFC/M23, in un trasferimento facilitato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, gesto considerato un segnale di apertura nel processo di pace.
Sabato, il portavoce dell’AFC/M23 Lawrence Kanyuka ha accusato le forze governative di aver lanciato raid con droni kamikaze su aree densamente popolate di Minembwe, causando vittime civili e danni alle infrastrutture. Le Nazioni Unite avevano già avvertito a luglio che l’uso crescente di droni da parte dei gruppi armati e dell’esercito stava destabilizzando ulteriormente il Nord e il Sud Kivu. A complicare il quadro si aggiunge una epidemia di Ebola, che dal 2025 ha causato oltre 2.500 morti, aggravando la crisi umanitaria. La guerra nell’est della RDC è riesplosa nel 2021, quando il M23 ha ripreso l’offensiva, conquistando vaste aree e, nel 2025, le città strategiche di Goma e Bukavu. Le radici del conflitto affondano nel genocidio ruandese del 1994 e nel collasso del regime di Mobutu.





