L’ex collaboratrice di Bernie Sanders, Evan Barker, ha lanciato un avvertimento che sta facendo discutere Washington: secondo lei, il Partito Democratico sarebbe stato “conquistato dall’interno” dalla sua ala più radicale. Barker, che per anni ha raccolto fondi per candidati democratici prima di votare per Donald Trump nel 2024, sostiene che il cambiamento non sia stato improvviso, ma il risultato di una lunga serie di errori strategici dell’establishment. “Dopo la vittoria di Alexandra Ocasio-Cortez nel 2018, il partito ha stilato una lista nera per bloccare candidati come lei. Ma si è ritorta contro di loro”, ha dichiarato in un’intervista televisiva.
Secondo Barker, il tentativo di contenere la ribellione progressista avrebbe spinto attivisti e staff a costruire una propria infrastruttura politica, con formazione interna, reti di donatori — inclusi miliardari — e una macchina organizzativa capace di influenzare il partito dall’interno. Il risultato, afferma, è un partito “conquistato da ogni lato”: donatori di estrema sinistra, staff radicalizzato e una base militante che spinge i politici verso posizioni più ideologiche. Barker cita lo stesso Sanders, che a suo dire sarebbe stato trascinato “sempre più a sinistra” da figure come AOC, Ilhan Omar e Abdul El‑Sayed.
Il fenomeno è visibile nelle primarie: El‑Sayed ha ottenuto la nomination democratica al Senato in Michigan, battendo la deputata Haley Stevens in una competizione serrata. A New York, candidati progressisti come Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez, sostenuti dall’organizzazione del sindaco Zohran Mamdani, hanno conquistato seggi chiave.
Barker, che si era avvicinata alla politica durante la campagna di Barack Obama nel 2008, descrive un partito irriconoscibile: “Se lo si confronta con il movimento attuale, la differenza è abissale“. Il ritiro di Joe Biden dalla corsa del 2024 e la candidatura di Kamala Harris sarebbero stati, per Barker, la conferma definitiva della trasformazione democratica.





