L’inflazione rallenta, ma meno di quanto previsto. L’Istat ha rivisto al rialzo il dato di luglio: il tasso annuo si è attestato al 2,9%, un decimo sopra il 2,8% della stima preliminare e appena sotto il 3% registrato a giugno. Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3%. Una correzione che ridimensiona la frenata attesa e restituisce un quadro diviso tra carburanti e alimentari, che hanno allentato la pressione, e bollette e alcuni servizi, che hanno spinto nella direzione opposta.
La benzina frena, le bollette no
A tirare il freno sono stati soprattutto gli energetici non regolamentati, scesi da una crescita annua del 13,3% all’11,4%. Il cambio di passo si vede in particolare alla pompa: il gasolio per autotrazione è passato dal +21,6% al +18,8%, mentre la benzina dal +10,3% al +8%. Il mese, tuttavia, ha avuto due facce: i carburanti hanno perso terreno nella prima parte di luglio, per poi tornare rapidamente a salire nella seconda, in concomitanza con la ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Sul fronte delle tariffe la direzione è opposta. Gli energetici regolamentati hanno accelerato dal 9,2% al 14,8% su base annua e del 6,5% nel solo mese di luglio. Il gas del mercato tutelato ha raggiunto il +21,8%, dall’11,2% di giugno, mentre l’elettricità è passata dal +7,1% al +9,7%.
Meno tensioni sulla tavola
Un contributo alla discesa dell’indice è arrivato anche dagli alimentari. Il settore ha ridotto il ritmo dall’1,6% all’1,1% annuo, soprattutto grazie ai prodotti freschi, passati dal +4,4% al +3,6%. Dietro le medie ci sono movimenti più netti. Frutta e frutta a guscio, che a giugno costavano l’1,4% in più rispetto a un anno prima, a luglio sono scese dello 0,7%; nel confronto con il mese precedente il calo ha raggiunto il 4,8%. Ortaggi, tuberi e legumi hanno invece ridotto l’aumento annuo dal 3,6% al 2,6%.
La conseguenza si riflette sul “carrello della spesa”: alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona hanno contenuto l’aumento annuo all’1%, contro l’1,3% di giugno. Più elevato resta il rincaro dei beni acquistati con maggiore frequenza, anche se il tasso è sceso dal 3,9% al 3,4%.
Estate più cara tra alberghi e spostamenti
Se beni ed energia non regolamentata hanno contribuito a raffreddare il dato, una parte dei servizi ha fatto da contrappeso. Ristoranti e strutture ricettive hanno portato il rincaro annuo dal 2,9% al 3,4%. I servizi legati ai trasporti sono passati dall’1,1% all’1,6%, mentre quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona hanno raggiunto il 3%, dal precedente 2,7%. Nel complesso i beni hanno rallentato dal 3,3% al 3,2%, mentre i servizi hanno compiuto il percorso inverso, dal 2,6% al 2,7%. Tra le grandi voci di spesa, abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili hanno inciso più di tutte sull’aumento generale dei prezzi, seguite da trasporti, ristorazione e alloggi.
Dal 4% di Reggio Calabria al 2,1% di Aosta
Il 2,9% nazionale nasconde differenze marcate sul territorio. Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio, Sardegna e Liguria hanno superato la media italiana, mentre Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Abruzzo si sono collocate sullo stesso livello. Il divario appare ancora più evidente nelle città. A Reggio Calabria l’inflazione ha toccato il 4%, quasi il doppio del 2,1% di Aosta. Napoli e Catania si sono fermate al 3,4%, mentre Firenze ha registrato il 2,2%.
Il dato di fondo completa il quadro: al netto di energia e alimentari freschi, l’inflazione è rimasta stabile all’1,6%. Quella acquisita per l’intero 2026 è invece salita al 2,7%. Numeri che mostrano una pressione sui prezzi meno uniforme rispetto ai mesi precedenti, ma anche una discesa dell’indice generale che, almeno a luglio, procede a piccoli passi.





