Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha scritto ai vertici dell’Unione europea per esprimere “seria preoccupazione” per la reazione di alcuni governi alla crisi migratoria di Ceuta e chiedere la convocazione urgente dei ministri dell’Interno dei Ventisette. Madrid vuole “stabilire una risposta comune” e ribadire che la protezione delle frontiere esterne è responsabilità di tutti gli Stati membri, non soltanto di quelli in prima linea.
Sánchez respinge in particolare le richieste di escludere temporaneamente la Spagna dall’area Schengen, attribuite dal premier a “pregiudizio, disinformazione, ignoranza o interesse politico”. La risposta europea, sostiene, deve essere coordinata e fondata sulla situazione effettiva nell’enclave nordafricana, dove la quasi totalità dei migranti arrivati dal Marocco sarebbe già tornata indietro.
Italia e Danimarca: riunione straordinaria
Nelle stesse ore Italia e Danimarca hanno promosso una seconda lettera, sottoscritta da 22 Paesi ma non da Spagna e Francia, e indirizzata ai presidenti del Consiglio europeo Antonio Costa e della Commissione Ursula von der Leyen e alla presidenza irlandese del Consiglio Ue. Anche questo documento chiede una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno per valutare congiuntamente la crisi e “garantire una risposta unitaria ed efficace”.
La presidenza irlandese ha già convocato una prima riunione anticrisi e ha riferito che non risultano movimenti di migranti da Ceuta verso la Spagna continentale o altri Stati membri. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, circa 48.300 delle quasi 50mila persone entrate dall’inizio dell’ondata hanno fatto ritorno in Marocco; il governatore locale aveva stimato fino a 60mila arrivi complessivi.
L’Italia ha intanto ripristinato per un mese controlli mirati sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito la misura “cautelativa”, precisando che non limita la libera circolazione dei cittadini europei ma riguarda le verifiche sui cittadini di Paesi terzi.
Almeno 67 morti
Il bilancio della crisi è salito ad almeno 67 vittime, morte soprattutto durante i tentativi di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato che, dopo l’arrivo in massa di circa 50mila persone, Ceuta sta tornando “quasi alla normalità” e ha escluso qualsiasi possibilità di regolarizzazione per chi è entrato illegalmente.
La tensione resta alta attorno al Centro di permanenza temporanea, ormai saturo. Oltre 500 migranti attendono all’esterno e nella notte alcune decine di persone hanno abbattuto una parte della recinzione nel tentativo di entrare. La polizia ha ristabilito l’ordine, mentre l’accesso è stato consentito soltanto a donne e bambini. A Melilla le forze marocchine hanno invece respinto nuovi tentativi di attraversamento della frontiera.





