La crisi nello Stretto di Hormuz si aggrava con due distinti interventi contro il traffico marittimo. I Pasdaran hanno annunciato di avere fermato nelle ultime 24 ore quattro navi che tentavano di attraversare il passaggio strategico seguendo, secondo Teheran, una “rotta illegale e pericolosa”. Le imbarcazioni sono state bloccate dopo che la Marina delle Guardie rivoluzionarie ha sparato colpi di avvertimento.
Il comando iraniano ha intanto ribadito che le operazioni contro Stati Uniti e alleati proseguiranno “fino alla piena resa dei nemici” e alla completa eliminazione delle minacce contro l’integrità territoriale della Repubblica islamica. La nuova dimostrazione di forza arriva mentre Washington continua a imporre un blocco navale diretto a impedire l’arrivo di merci e petrolio nei porti iraniani.
Gli Usa sparano contro una petroliera
Le forze statunitensi hanno aperto il fuoco contro la petroliera Lavine, accusata di avere tentato di forzare il dispositivo americano nello Stretto. Il portavoce del Centcom, capitano Tim Hawkins, ha riferito che l’equipaggio non aveva rispettato gli avvertimenti ricevuti e aveva già cercato di attraversare il blocco in almeno quattro occasioni. “La nave non è più in transito verso l’Iran”, ha dichiarato.
L’episodio conferma il crescente rischio di incidenti diretti tra unità militari e naviglio commerciale in uno dei principali corridoi energetici mondiali. Stati Uniti e Regno Unito starebbero discutendo anche la convocazione a Londra di una riunione internazionale per valutare una coalizione marittima incaricata di proteggere la navigazione nello Stretto. Nessuna decisione è stata ancora presa.
Trump: “Stiamo parlando con Teheran”
Nonostante l’escalation, Donald Trump ha confermato che i contatti con l’Iran continuano attraverso il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e altri esponenti dell’amministrazione. “Stiamo parlando con loro proprio adesso. Penso che stiano diventando sempre più seri con il passare dei giorni”, ha detto il presidente americano.
Trump ha tuttavia affermato di non ritenere che sia “ancora il momento” per raggiungere un’intesa e ha avvertito che Washington è pronta a innalzare ulteriormente il livello dell’offensiva: “Siamo armati e pronti, vedremo che cosa ne verrà fuori”.
Nuovo fronte tra Riad e gli Houthi
La tensione cresce anche nel Mar Rosso. Gli Houthi hanno sostenuto di avere costretto alcuni caccia sauditi a ritirarsi dallo spazio aereo yemenita, mentre proseguono gli scambi di missili, droni e raid tra il movimento filoiraniano e l’Arabia Saudita. I ribelli hanno rivendicato attacchi contro impianti petroliferi a Jizan e Yanbu, dopo i bombardamenti sauditi sulla zona portuale di Hodeida.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che “non esiste una soluzione militare” per lo Yemen e per la sicurezza di Bab el-Mandeb. L’Italia, intanto, non intende ritirare le proprie unità: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che le navi italiane resteranno nel Mar Rosso per contrastare quella che ha definito la “tattica del caos” perseguita dai Pasdaran ed evitare un nuovo blocco della navigazione.





