I numeri diffusi da Eurostat sulla dotazione dei posti letto ospedalieri non sorprendono chi ogni giorno lavora nei reparti. Nel 2024 l’Unione europea contava una media di 507 posti letto ogni 100.000 abitanti, in calo rispetto ai 511 del 2023 e ben lontana dai 582 registrati nel 2009, prima che le politiche di spending review incidessero pesantemente sui sistemi sanitari.
Sedici anni di progressiva riduzione che Bruxelles interpreta come un processo di “efficientamento”, favorito dallo sviluppo della day surgery e dell’assistenza ambulatoriale. Ma negli ospedali italiani la realtà è diversa: pronto soccorso sovraffollati, barelle nei corridoi, pazienti in attesa di un ricovero e professionisti costretti a sostenere carichi di lavoro sempre più gravosi.
Italia, il danno dei tagli
Se il trend europeo evidenzia una riduzione generalizzata della dotazione ospedaliera, la situazione italiana appare ancora più critica. Il nostro Paese dispone infatti di appena 311,73 posti letto ogni 100.000 abitanti, circa il 40% in meno rispetto alla media europea. Un dato che conferma una tendenza consolidata: dai 322,21 posti letto del 2015 si è scesi agli attuali 311,73 (-3,3%), dopo aver toccato il minimo di 304,10 nel 2023 e registrato solo un lieve, insufficiente recupero nel 2024.
Negli altri Paesi Ue
Anche il confronto con gli altri principali Paesi europei è impietoso. La Francia dispone di 533,80 posti letto ogni 100.000 abitanti, il Belgio di 534,17. Al di sotto dell’Italia si trovano soltanto pochi Stati membri, come Spagna (283,48), Paesi Bassi (221,19) e Danimarca (207,13), accomunati però da modelli sanitari che, da anni, hanno investito in modo strutturale nella medicina territoriale, nelle cure intermedie e nell’assistenza domiciliare.
Non è “efficientamento”
È proprio questo il punto che, secondo Anaao Assomed, rende fuorviante parlare di “efficientamento”. Nei Paesi del Nord Europa la minore disponibilità di posti letto ospedalieri è il risultato di una programmazione accompagnata dal rafforzamento della rete territoriale. In Italia, invece, la riduzione è avvenuta senza un corrispondente potenziamento dell’assistenza extraospedaliera e senza investimenti adeguati sul personale sanitario.
Il peso su malati e ospedali
Il risultato è un sistema che scarica il peso dei tagli su ospedali e professionisti: aumentano i carichi di lavoro, si allungano le liste d’attesa e cresce il numero di medici che scelgono il settore privato o lasciano il Servizio sanitario nazionale. La stessa situazione emerge osservando i dati sulle strutture residenziali per anziani. Mentre Paesi Bassi, Svezia e Belgio superano i 1.200 posti letto di lungodegenza ogni 100.000 abitanti, la Grecia si ferma a 20 e l’Italia raggiunge appena quota 22, rimanendo ben distante dagli standard dei Paesi del Nord Europa. Anche in questo caso, sottolinea il sindacato, non si può parlare di modernizzazione del sistema, bensì di una progressiva riduzione dell’accesso alle cure.
Le proposte di Anaao Assomed
Per affrontare le criticità del Servizio sanitario nazionale, Anaao Assomed ribadisce alcune proposte prioritarie: un piano pluriennale di investimenti su personale e posti letto per acuti, calibrato sui reali fabbisogni regionali e sui bisogni di salute della popolazione; il finanziamento del potenziamento della rete territoriale, delle cure intermedie e della lungodegenza, affinché l’ospedale non resti l’unico presidio di riferimento; l’istituzione di un tavolo permanente tra istituzioni e rappresentanze mediche per monitorare l’impatto di ogni riduzione dei posti letto sul carico di lavoro e sulla sicurezza delle cure; l’introduzione di tasse di scopo finalizzate ad aumentare le risorse destinate alla sanità.
Garantire le cure non i tagli
“Non si può continuare a “efficientare” un sistema già ridotto all’osso”, fa presente Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. “La sostenibilità della sanità pubblica non si misura tagliando posti letto sulla carta, ma garantendo cure sicure e tempestive ai cittadini e condizioni di lavoro dignitose ai professionisti che ogni giorno le rendono possibili”.





