A meno di due mesi dalle elezioni parlamentari, il Cremlino manda un messaggio chiaro: nessuna deviazione dalla linea ufficiale sarà tollerata. Venerdì, le autorità russe hanno arrestato il blogger Ilya Remeslo, noto per le sue critiche alla guerra in Ucraina e al presidente Vladimir Putin, e hanno multato il politico pacifista Boris Nadezhdin, segnando un nuovo giro di vite contro le voci dissidenti. Remeslo, un tempo vicino alle posizioni filo‑governative, è stato fermato a San Pietroburgo, trasferito a Mosca e posto in custodia cautelare fino al 16 settembre. L’accusa: aver diffuso “false informazioni” sull’esercito russo, un reato che può costargli fino a 10 anni di carcere.
Il suo avvocato, Sergei Badamshin, ha dichiarato che il blogger nega ogni addebito. La sua caduta in disgrazia è iniziata a marzo, quando ha pubblicato un manifesto virale: “Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Vladimir Putin”. Da allora, è stato ricoverato per un mese in un ospedale psichiatrico, una pratica che richiama metodi repressivi di epoca sovietica. Parallelamente, il politico pacifista Boris Nadezhdin, che aveva tentato di candidarsi contro Putin alle presidenziali del 2024, è stato multato di 1.000 rubli per aver esposto “simboli estremisti”.
Nadezhdin è stato dichiarato “agente straniero”, arrestato, interrogato e ora non può lasciare la Russia. Il suo caso è legato a un post che rimandava a un video contenente una foto del defunto oppositore Alexei Navalny, la cui Fondazione Anticorruzione è classificata come “organizzazione estremista”. “Un’accusa ridicola”, ha commentato. Il partito liberale Yabloko, contrario alla guerra, ha visto diversi membri esclusi dal voto. Il mese scorso, il vicepresidente Maxim Kruglov è stato condannato a sette anni di carcere per aver diffuso “false notizie militari”. Con l’avvicinarsi delle elezioni, la Russia sembra voler blindare ogni spazio di dissenso, trasformando la campagna elettorale in un test di fedeltà.





