L’approvazione della costruzione di una grande ambasciata cinese a Londra, sul sito storico della Royal Mint Court, è finita davanti all’Alta Corte. Un gruppo di residenti locali sostiene che il governo britannico non abbia valutato adeguatamente i rischi legati alla sicurezza, alle proteste e alla possibile intimidazione dei dissidenti cinesi presenti nel Regno Unito. Il progetto, approvato a gennaio poco prima della visita del primo ministro Keir Starmer in Cina — la prima di un leader britannico dal 2018 — era stato presentato come un passo per migliorare i rapporti con Pechino.
Ma diversi politici britannici e statunitensi avevano avvertito che la nuova sede diplomatica potesse diventare una base per attività di spionaggio. I servizi segreti britannici avevano assicurato che eventuali minacce sarebbero state “mitigabili”. La causa è stata intentata dalla Royal Mint Court Residents’ Association (RMCRA), che rappresenta famiglie e aziende che vivono e lavorano nell’area. Gli avvocati dell’associazione sostengono che i ministri avrebbero dovuto adottare misure per impedire che la struttura diventasse un centro di “repressione transnazionale”, citando episodi precedenti: nel 2022 un manifestante fu picchiato e trascinato all’interno del consolato cinese di Manchester, mentre il consolato di Belfast fu accusato di violazioni urbanistiche.
Secondo la RMCRA, le condizioni imposte all’ambasciata non sarebbero applicabili, poiché le sedi diplomatiche godono di protezioni che limitano l’intervento delle autorità locali. L’ambasciata cinese, che ha sempre negato con forza le accuse di spionaggio, non ha commentato. Gli avvocati del ministro per l’edilizia abitativa Steve Reed hanno replicato che la RMCRA sta semplicemente riproponendo argomentazioni già valutate e respinte durante il processo di approvazione.





