Il Pakistan ha avviato in modo discreto una mediazione tra le due fazioni rivali che controllano la Libia, quella orientale e quella occidentale, secondo due fonti pakistane. Si tratta di un’iniziativa inedita che, se dovesse avere successo, rafforzerebbe il profilo diplomatico di Islamabad, già riconosciuto quest’anno per il suo ruolo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Le fonti affermano che Washington è “pienamente consapevole e coinvolta” nell’operazione, sostenuta anche dall’Arabia Saudita, con cui il Pakistan ha firmato un patto di difesa reciproca nel 2025.
La Libia è divisa dal 2014 tra il Governo di Unità Nazionale (GNU), riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato da Abdulhamid Dbeibah, e l’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Khalifa Haftar, che controlla i principali giacimenti petroliferi. Entrambe le parti avrebbero chiesto l’intervento del Pakistan, che mantiene rapporti con attori spesso in conflitto tra loro. Un documento visionato da Reuters delinea un possibile “Piano di riunificazione della Libia”: un accordo transitorio di 36 mesi sotto un Governo di Consenso Nazionale e un Consiglio Presidenziale.
La proposta prevede Dbeibah come primo ministro e Saddam Haftar, vice comandante del LNA, come presidente del Consiglio Presidenziale. Il piano conferirebbe alla fazione di Haftar l’autorità sul bilancio, data la sua influenza sulle infrastrutture petrolifere. Una fonte pakistana ha affermato che Islamabad avrebbe un “ruolo attivo” nel garantire che l’accordo rimanga in vigore, anche se i dettagli sono ancora in discussione. Il mese scorso, il capo dell’esercito pakistano Asim Munir ha incontrato Saddam Haftar a Rawalpindi; pochi giorni dopo, Haftar ha visitato Washington, dove il Segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti all’unità libica.





