Per decenni, la calotta glaciale della Groenlandia ha custodito segreti sepolti sotto decine di metri di neve e ghiaccio: strumenti antichi, carcasse animali, relitti della Seconda Guerra Mondiale. Ma nell’aprile 2024, durante un volo di ricerca, la NASA ha aggiunto alla lista un ritrovamento che sembra uscito da un romanzo di spionaggio: una base militare statunitense della Guerra Fredda, nascosta a 30 metri di profondità.
Lo scienziato Chad Greene, analizzando immagini radar raccolte con la tecnologia UAVSAR, ha individuato strutture geometriche impossibili da attribuire al paesaggio naturale. Poco dopo, la conferma: si trattava di Camp Century, la “città sotto il ghiaccio”, costruita segretamente tra il 1959 e il 1960 dal Corpo degli Ingegneri dell’Esercito USA. La base era composta da 21 tunnel per oltre 3.000 metri, scavati nella neve e coperti da edifici in legno e tetti d’acciaio. Per costruirla furono trasportate 6.000 tonnellate di materiale su slitte che avanzavano a 3 km/h, in un viaggio di 70 ore dalla base di Thule. Il suo fiore all’occhiello era il reattore nucleare PM‑2, uno dei primi impianti di media potenza installati in condizioni estreme. Ufficialmente, Camp Century era un laboratorio scientifico, ma la ricerca era solo una copertura.
Il vero obiettivo era il Progetto Iceworm, un piano per installare 600 missili balistici sotto la calotta, distribuiti in 52.000 miglia quadrate di tunnel. Un progetto titanico, mai realizzato. Camp Century fu abbandonata nel 1967. Il reattore venne rimosso, ma 47.000 galloni di scorie nucleari rimasero sepolti nel ghiaccio, insieme a rifiuti chimici e materiali radioattivi. All’epoca, nessuno immaginava che il riscaldamento globale potesse un giorno riportarli in superficie. Oggi Camp Century è un fossile della Guerra Fredda, ma anche una bomba ecologica dormiente. La sua riscoperta è un monito sul futuro della Groenlandia e sulle conseguenze inattese del cambiamento climatico.





