Una commissione scolastica del Texas ha approvato un piano destinato a cambiare radicalmente l’istruzione pubblica dello stato: dal 2030, oltre cinque milioni di studenti dovranno leggere brani della Bibbia come parte del curriculum obbligatorio. La decisione, votata dal Consiglio scolastico statale con una maggioranza repubblicana (9 favorevoli, 5 contrari), ha scatenato un acceso dibattito sulla libertà religiosa e sulla separazione tra Chiesa e Stato. Il nuovo programma include testi come la storia di Adamo ed Eva, il roveto ardente dell’Esodo e brani del Nuovo Testamento, tra cui la parabola del figliol prodigo. Accanto ai testi sacri, compaiono anche classici come ‘Grandi speranze’ di Dickens, ‘Giulio Cesare’ di Shakespeare, il discorso ‘I’ve Been to the Mountain Top’ di Martin Luther King Jr. e l’elogio funebre di Margaret Thatcher per Ronald Reagan.
Per i sostenitori, la misura restituisce centralità alle “tradizioni giudeo‑cristiane” che avrebbero plasmato la storia americana. Ma le critiche sono feroci. Felicia Martin, direttrice del Texas Freedom Network, sostiene che la lista “pone il cristianesimo al di sopra di tutte le altre fedi” e presenta una visione “fortemente eurocentrica”, ignorando contributi di comunità afroamericane, native e religioni non cristiane.
Anche gli insegnanti temono che l’obbligo riduca la loro autonomia. La decisione si inserisce in una più ampia offensiva conservatrice. Nel 2023 il Texas è diventato il più grande stato USA a imporre l’esposizione dei Dieci Comandamenti nelle aule; ad aprile, una corte federale ha confermato la legge. Venerdì, durante un evento sulla libertà religiosa a Washington, il presidente Donald Trump ha rivendicato la diffusione dei valori cristiani nel Paese: “La religione è tornata, più forte e più presente di quanto non lo sia stata da molti anni”.





