Dopo anni di arresti, rimpatri forzati e fughe disperate, il dissidente cinese Dong Guangping è finalmente arrivato in Canada. La notizia è stata annunciata sabato dalla sua amica e attivista Sheng Xue, che ha pubblicato sui social una foto di Dong appena atterrato a Toronto, sorridente e con una ciotola di spaghetti in mano: un’immagine semplice, ma simbolo di una libertà inseguita per oltre un decennio. Dong, ex agente di polizia, è noto per il suo attivismo sui diritti umani e per aver commemorato pubblicamente le vittime della repressione di Piazza Tiananmen. Per questo è stato incarcerato più volte: tre anni nel 2001 per “incitamento alla sovversione”, poi otto mesi nel 2014 per aver partecipato a una cerimonia non autorizzata.
Le sue fughe sono diventate leggendarie: Thailandia, Vietnam, tentativi di raggiungere Taiwan a nuoto, tutti finiti con un rimpatrio forzato in Cina. L’ultimo tentativo, a maggio, lo ha portato su un gommone di 3,3 metri nelle acque al largo di Taean, in Corea del Sud. Fermato dalla guardia costiera e accusato di violazione delle norme sull’immigrazione, Dong aveva dichiarato ai giornalisti di voler raggiungere il Canada, dove la moglie e le figlie erano già state trasferite. Sheng Xue ha raccontato su X che Dong non si è mai lamentato, nonostante “oltre dieci fughe per salvarsi la vita” e continui fallimenti. Le autorità canadesi non hanno rilasciato commenti immediati, ma la vicenda riporta l’attenzione sulla condizione dei dissidenti cinesi, spesso costretti a rischiare la vita per sfuggire alla repressione.
Dong, che ha passato anni tra prigioni, confini chiusi e oceani da attraversare, rappresenta una delle storie più estreme di questa lotta. Ora, finalmente riunito alla sua famiglia, potrà iniziare una nuova vita lontano dalle persecuzioni. Ma la sua fuga resta un monito: per molti attivisti cinesi, la libertà è ancora un viaggio pericoloso e senza garanzie.





