Il Venezuela continua a scavare tra le macerie dopo il doppio terremoto che ha devastato il Paese tra mercoledì e giovedì. Il bilancio provvisorio è salito ieri ad almeno 589 morti e oltre 4mila feriti, ma autorità e agenzie internazionali avvertono che i numeri sono destinati a crescere. Resta incerto soprattutto il dato dei dispersi: le piattaforme online create per rintracciare le persone non localizzate indicano decine di migliaia di segnalazioni, fino a oltre 50mila casi aperti.
Secondo il Servizio geologico degli Stati Uniti, le due scosse sono state di magnitudo 7.1 e 7.5, con epicentri vicino a Morón e San Felipe, circa 300 chilometri da Caracas. L’area più colpita è lo Stato costiero di La Guaira, dove il governo ha riferito il crollo di oltre cento edifici e più di 70mila famiglie coinvolte. Caraballeda e Catia La Mar risultano tra le zone più danneggiate, mentre l’aeroporto di Maiquetía, il principale del Paese, è rimasto temporaneamente fuori servizio.
La Guaira militarizzata
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha annunciato la militarizzazione di La Guaira: le Forze armate bolivariane sono state dispiegate per gestire l’emergenza e garantire l’accesso dei soccorritori. “Nessuno qui ha dormito un minuto” per salvare le persone intrappolate, ha detto alla televisione pubblica. Il ministro dell’Interno Diosdado Cabello ha annunciato l’invio di 11.500 uomini tra Guardia nazionale, esercito, polizia e altre forze di sicurezza. La priorità resta la ricerca dei sopravvissuti nelle prime 72 ore. A La Guaira una donna è stata estratta viva dopo quasi 36 ore sotto le macerie. In diverse zone le comunicazioni sono ancora interrotte e molte famiglie dormono all’aperto per paura di nuove scosse. L’Ingv ha avvertito che nei prossimi giorni sono “molto probabili” repliche almeno di magnitudo 6.0.
Gli italiani coinvolti
La Farnesina segue la situazione della comunità italiana, una delle più numerose tra quelle europee presenti in Venezuela. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di “dati molto approssimativi”, ma ha confermato la morte di tre cittadini italo-venezuelani, cinque feriti e 35 dispersi. “Tenendo presente che gli italiani iscritti all’Aire sono circa 150mila, non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”, ha detto da Dubrovnik. Da Pratica di Mare sono partiti i primi aiuti italiani, con un velivolo dell’Aeronautica militare carico di vigili del fuoco e operatori sanitari.
Il dispositivo comprende 41 vigili del fuoco, tra cui 25 specialisti Usar per la ricerca sotto le macerie, tecnici per la valutazione dello scenario, operatori logistici e specialisti nelle comunicazioni d’emergenza. Tajani ha spiegato che tra ieri e oggi arriveranno in Venezuela circa cento esperti italiani, tra Unità di crisi, vigili del fuoco e Protezione civile. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto è “un impegno concreto” dell’Italia “nei confronti di chi soffre”.
Soccorsi da 17 Paesi
Le Nazioni Unite stimano fino a 6,8 milioni di persone colpite. Secondo l’Ocha, sono in fase di dispiegamento 25 squadre internazionali, tra ricerca e soccorso urbano e unità mediche, per un totale di circa mille operatori. Gli aiuti arrivano da almeno 17 Paesi, tra cui Italia, Stati Uniti, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Colombia, Cile, Messico, Svizzera e Qatar. Il portavoce dell’Ocha Jens Laerke ha parlato di mobilitazione “rapida e su vasta scala”, mentre l’Organizzazione panamericana della Sanità ha ricordato che “la priorità assoluta è salvare quante più persone possibile” e fornire assistenza medica urgente.
Gli Stati Uniti hanno annunciato 150 milioni di dollari in aiuti, il dispiegamento di due navi da guerra, aerei da trasporto ed elicotteri e la sospensione fino al 23 ottobre di alcune sanzioni ancora in vigore per facilitare i soccorsi. La Spagna ha stanziato un milione di euro, mentre dalla Germania è partito un A400M con squadre tecniche, attrezzature e cani da ricerca.
Ospedali danneggiati
Il sisma ha colpito un Paese già segnato da una lunga crisi economica, sociale e politica. Secondo le agenzie Onu, una ventina di ospedali d’emergenza in diversi Stati, oltre che nel distretto di Caracas, hanno subito danni strutturali. Il governo venezuelano ha chiesto tre squadre mediche d’emergenza con capacità chirurgiche, medicinali, attrezzature e forniture sanitarie. A Puerto Cabello, il vescovo José Antonio Da Conceição Ferreira ha descritto una situazione al limite: “L’ospedale non riesce a fare fronte al numero di feriti, è completamente al collasso”.
Amnesty International ha chiesto alla comunità internazionale di mobilitarsi “con urgenza” per garantire assistenza umanitaria e protezione alla popolazione. La Croce Rossa internazionale ha lanciato un appello da 50 milioni di franchi svizzeri per assistere 300mila persone con alloggi, cure, acqua potabile e supporto psicologico.





