L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha lanciato venerdì un appello urgente dopo l’aumento dei decessi nei centri di detenzione per immigrati gestiti dal governo statunitense. Ha chiesto “indagini rapide, indipendenti, imparziali ed efficaci”, mentre l’amministrazione Trump affronta verifiche interne del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) sull’uso della forza e sulla trasparenza dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
Secondo Human Rights Watch, nei primi 500 giorni del secondo mandato di Trump sono morte 52 persone sotto custodia ICE, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Il rapporto denuncia violazioni delle politiche federali e del diritto internazionale, evidenziando suicidi, isolamento prolungato e carenze mediche. Türk ha ricordato che l’uso dell’isolamento oltre 15 giorni è considerato “tortura” dalle Nazioni Unite. Il DHS ha aperto due indagini separate per accertare se fattori sistemici abbiano contribuito ai decessi. Dal 2025, l’amministrazione ha ampliato la rete di centri fino a una capacità di 90 000 posti, di cui la maggior parte gestiti da società private. Circa 60 000 persone risultano attualmente detenute.
Türk ha ribadito che la detenzione per motivi di immigrazione deve restare una misura eccezionale e mai applicata a bambini, donne incinte o persone con gravi problemi di salute. Ha chiesto il ripristino dei meccanismi di supervisione indipendenti, in gran parte smantellati negli ultimi anni. Il DHS nega un aumento dei decessi e sostiene che “tutti i detenuti ricevono servizi adeguati e cure mediche conformi agli standard nazionali”. Ma secondo gli ispettori e le ONG, la mancanza di trasparenza rende impossibile un controllo effettivo. “Il diritto alla verità e alla giustizia delle famiglie delle vittime deve essere rispettato”, ha concluso Türk, mentre il dibattito sulla gestione dei centri ICE torna a scuotere Washington.





