Il fascino millenario dello yoga ha ceduto il passo al magnetismo politico di Narendra Modi, che domenica ha guidato a Calcutta la celebrazione della Giornata Internazionale dello Yoga davanti a una folla di circa 40.000 persone. Fin dalle prime ore dell’alba, Red Road — il viale che attraversa il cuore verde della città — si è riempito di tappetini, bandiere e slogan, trasformandosi in un palcoscenico dove la disciplina antica e la devozione politica si sono fuse in un unico rituale collettivo. Alle 6.30 il primo ministro è arrivato tra gli applausi e i cori “Modi, Modi”, “Jai Shri Ram” e “Bharat Mata ki jai”.
Dopo un breve discorso, ha partecipato agli esercizi, correggendo le posture di alcuni partecipanti e invitando tutti a “non limitare lo yoga a un solo giorno, ma farne parte della vita e delle generazioni future”. Il tema di quest’anno, “Yoga for Healthy Ageing”, ha sottolineato la necessità di un benessere duraturo in una società che invecchia, ma l’atmosfera era più quella di un comizio che di una meditazione. Molti dei presenti hanno ammesso di essere venuti più per Modi che per lo yoga. “Qualunque cosa dica Modiji, io la farò,” ha confessato Rajesh Kumar Chandan, imprenditore di 53 anni. Altri, come il professore Samrat Sikder, hanno ricordato che fu proprio Modi a proporre nel 2014 la creazione della giornata mondiale, poi approvata dalle Nazioni Unite.
La città, tappezzata di cut‑out del premier, ha visto un’organizzazione imponente: la metropolitana ha anticipato l’apertura alle 4 del mattino e Red Road è rimasta chiusa per una settimana, nonostante le proteste. La scelta del luogo ha avuto anche un valore politico. Solo un mese fa, il nuovo governo del BJP aveva spostato le preghiere dell’Eid dal viale al Brigade Parade Ground, suscitando polemiche. Domenica, invece, la folla sembrava unanime nel celebrare il leader. “Anche gli dei favoriscono Modiji,” ha detto Krishna Gopal Das, mentre il cielo si apriva solo dopo la fine del programma.





