L’export italiano accelera ad aprile e mette a segno una crescita dell’8,8% rispetto allo stesso mese del 2025, confermando la buona tenuta del commercio estero nonostante le incertezze del quadro internazionale. A spingere le vendite oltreconfine sono soprattutto alcuni comparti chiave del manifatturiero e mercati in forte espansione come Svizzera, Cina e Stati Uniti. I dati diffusi dall’Istat mostrano un quadro positivo anche sul fronte della bilancia commerciale. Ad aprile l’avanzo sale a 4,3 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 2,4 miliardi registrati un anno prima. Un risultato ottenuto grazie soprattutto alla crescita dell’export dei prodotti non energetici, che continua a compensare il peso della bolletta energetica.
Tra i settori più dinamici spiccano i prodotti petroliferi raffinati, in aumento del 52%, e i metalli di base e prodotti in metallo, che registrano un balzo del 32,9%. Bene anche gli autoveicoli (+16,1%), la chimica (+10,5%), gli apparecchi elettrici (+10,4%) e la meccanica, da sempre uno dei pilastri dell’industria italiana, con un incremento del 6,3%.
Partner strategici
La geografia dell’export racconta una crescita particolarmente sostenuta verso alcuni partner strategici. Le esportazioni verso la Svizzera aumentano del 39,4%, quelle verso la Cina del 36,2% e quelle verso gli Stati Uniti del 12,1%. In crescita anche Francia (+7,6%) e Germania (+5%), i due principali mercati europei per le imprese italiane. Di segno opposto, invece, l’andamento delle vendite verso la Turchia (-20,5%) e il Belgio (-13%). Non mancano però alcuni segnali di rallentamento. Rispetto a marzo, infatti, le esportazioni registrano una flessione del 2,2%, un calo che interessa sia i mercati dell’Unione europea sia quelli extra-Ue. Una battuta d’arresto che non compromette comunque il bilancio dei primi quattro mesi dell’anno.
Da gennaio ad aprile l’export cresce infatti del 3,2%, più del doppio rispetto alle importazioni (+1,4%). Il risultato è un avanzo commerciale di 15,2 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto agli 11,3 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Prezzi all’importazione
Sul fronte dei costi l’Istat segnala invece una nuova accelerazione dei prezzi all’importazione, cresciuti del 4,6% su base annua. A incidere sono soprattutto i rincari dell’energia e delle materie prime industriali, dai prodotti chimici ai metalli, un elemento che continua a rappresentare una delle principali incognite per la competitività delle imprese italiane.





