La pensione costruita in più Paesi sarà sempre meno un’eccezione e sempre più una condizione ordinaria. È questa la prospettiva delineata da Antonio Di Matteo, membro del Cda INPS intervenuto alla Conferenza dei Consoli d’Italia nel mondo.
Secondo Di Matteo, la crescente mobilità professionale rende necessario un salto di qualità nella cooperazione tra amministrazioni nazionali, nell’interoperabilità dei sistemi e nello scambio internazionale di dati previdenziali. “Sempre più persone matureranno la propria carriera attraversando diversi Paesi. Dobbiamo costruire strumenti amministrativi capaci di seguire questi percorsi e garantire continuità nei diritti”, ha affermato.
Il Consigliere ha inoltre richiamato l’attenzione sul fenomeno dei lavoratori stranieri presenti in Italia, circa 5 milioni nelle banche dati dell’Istituto, molti dei quali matureranno nel nostro Paese diritti previdenziali destinati a essere esercitati una volta rientrati nei Paesi di origine. Un fenomeno che, secondo Di Matteo, conferma come previdenza e lavoro siano ormai parte di un ecosistema autenticamente globale che richiede una governance sempre più integrata tra istituzioni nazionali e internazionali.





