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Pete Hegseth, Segretario guerra USA

Iran, Trump rinvia l’accordo. Hegseth: “Pronti a riprendere la guerra”. Ancora raid in Libano

Washington tratta sulla riapertura di Hormuz e sui fondi congelati in Qatar. Teheran autorizza 20 navi ma rivendica il controllo dello Stretto. Missile su una base in Kuwait, Hezbollah rilancia gli attacchi dal Libano
domenica, 31 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Il negoziato tra Stati Uniti e Iran resta aperto, ma la Casa Bianca non ha ancora deciso. La riunione convocata da Donald Trump nella Situation Room si è chiusa ieri dopo circa due ore senza annunci sull’intesa per fermare la guerra, riaprire Hormuz e rinviare il dossier nucleare. Secondo una fonte Cnn, Trump firmerà solo un accordo “vantaggioso per l’America” e compatibile con le sue “linee rosse”, a partire dal divieto per Teheran di dotarsi di un’arma nucleare. Pete Hegseth ha ribadito la linea allo Shangri La Dialogue di Singapore. Gli Stati Uniti, ha detto, sono “più che capaci” di riprendere le operazioni militari se la diplomazia fallirà, ma Trump è disposto ad avere pazienza: “Qualsiasi accordo dovrà essere un buon accordo, un grande accordo”. Da Teheran è arrivato un segnale di apertura. Il presidente Masoud Pezeshkian ha detto all’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani che l’Iran è pronto a un “quadro dignitoso” per la pace. Restano però forti resistenze interne. Il New York Times scrive che i falchi iraniani tentano di far fallire l’accordo attraverso Parlamento e media statali. Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema, ha accusato Trump di “tradire la diplomazia”. Sui colloqui pesa anche il nodo dei fondi congelati in Qatar: secondo il New York Post, circa sei miliardi di dollari trasferiti nel 2023 dopo uno scambio di prigionieri sono tra i punti critici del memorandum. L’ipotesi è uno sblocco graduale in cibo e forniture mediche, legato ad apertura e sminamento di Hormuz.

Hormuz, riapertura parziale

Il centro della trattativa resta lo Stretto. Secondo il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, Stati Uniti e Iran non sono mai stati così vicini a un accordo, ma Hormuz è ormai più urgente del nucleare per le ricadute su energia, prezzi e sicurezza alimentare. Teheran ha annunciato di avere autorizzato almeno 20 navi al transito, soprattutto per trasportare fertilizzanti chimici. La riapertura resta parziale. Il Wall Street Journal ha riferito che petroliere e metaniere attraversano Hormuz in piccoli gruppi, spegnendo luci e sistemi di identificazione automatica. Alcuni armatori sarebbero rimasti in contatto con l’esercito statunitense. La navigazione “al buio” riduce l’esposizione agli attacchi ma aumenta il rischio di incidenti. Il Parlamento iraniano prepara intanto una legge sulla gestione nazionale dello Stretto. Alireza Salimi, dell’ufficio di presidenza del Majlis, ha detto a Tasnim: “Non permetteremo che siano loro a decidere”, riferendosi agli Stati Uniti. Il Qatar avverte che usare le vie navigabili come pressione politica può creare un precedente pericoloso anche nell’Indo Pacifico.

Missile su Kuwait, droni nel Golfo

Sul piano militare la tregua resta fragile. Bloomberg ha riferito che un missile balistico iraniano Fateh 110 è stato intercettato dalla difesa del Kuwait, ma i detriti sono caduti sulla base di Ali Al Salem: circa cinque americani sono rimasti lievemente feriti e due droni MQ 9 Reaper sono stati danneggiati, uno dei quali distrutto. Teheran ha annunciato l’abbattimento di un drone Orbiter sull’isola di Qeshm.

Fronte libanese

La crisi coinvolge anche il Libano. L’esercito israeliano ha denunciato nuovi lanci di razzi verso il nord di Israele, in parte intercettati e senza feriti. Hezbollah ha rivendicato 22 operazioni contro truppe e infrastrutture israeliane con razzi, artiglieria, missili guidati, ordigni e droni Ababil. Israele ha emesso avvisi di evacuazione per sette villaggi del sud del Libano, annunciando attacchi contro obiettivi di Hezbollah. Anche il canale diplomatico resta bloccato. Secondo Al Araby Al Jadeed, i colloqui tra Israele e Libano mediati dagli Stati Uniti al Pentagono non hanno prodotto progressi su un cessate il fuoco complessivo. Elbridge Colby li ha invece definiti utili al canale politico del Dipartimento di Stato. L’Unicef Libano ha denunciato 77 bambini uccisi o feriti in una settimana, 11 al giorno.

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