Le proteste contro le politiche di controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti sono tornate a degenerare martedì sera fuori dal centro di detenzione ICE di Delaney Hall, nel New Jersey. Dopo ore di calma apparente, gli agenti federali hanno usato gas lacrimogeni e caricato i manifestanti che chiedevano migliori condizioni per i detenuti in sciopero della fame e del lavoro. L’episodio segna un nuovo picco di tensione nel quinto giorno di mobilitazione, in un contesto già segnato da scontri e accuse di abuso di forza.
Secondo testimoni e attivisti, la situazione è precipitata quando un manifestante ha lanciato un oggetto verso gli agenti: decine di uomini in tenuta antisommossa lo hanno inseguito, colpito con un taser e portato all’interno della struttura. Il carcere, gestito dalla società privata Geo Group, ospita tra i 300 e i 400 detenuti che partecipano allo sciopero, chiedendo cibo adeguato, ventilazione e assistenza medica, oltre alla ripresa delle pratiche di immigrazione sospese.
La tensione era già alta dopo l’episodio di lunedì, quando agenti dell’ICE mascherati avevano spruzzato spray al peperoncino contro il senatore statunitense Andy Kim, presente per monitorare la protesta. L’amministrazione Trump ha negato irregolarità, ma attivisti e ex detenuti hanno confermato la partecipazione allo sciopero, denunciando condizioni “disumane” e una gestione opaca delle richieste.
Martedì mattina, una lettera firmata dai detenuti e diffusa dagli attivisti ha ribadito le rivendicazioni e chiesto un intervento federale. Le proteste si inseriscono nel contesto della campagna di deportazioni di massa promossa dall’amministrazione, sempre più contestata a livello nazionale. Le immagini delle cariche e dei gas lacrimogeni fuori da Delaney Hall riaccendono il dibattito sul ruolo delle società private nella gestione dei centri di detenzione e sulla trasparenza delle operazioni dell’ICE.





