0
Marco Rubio
Marco Rubio, Segretario di Stato USA

Usa-Iran, Rubio vede “lievi progressi”, ma avverte: “No ai pedaggi a Hormuz”. Tajani: “Serve un’altra formula”

venerdì, 22 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Alla ministeriale Nato di Helsingborg, in Svezia, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato che Washington vede “lievi progressi” nei contatti con Teheran, ma ha avvertito che un sistema di pedaggi nello Stretto di Hormuz sarebbe “inaccettabile” e renderebbe più difficile qualsiasi intesa.

“L’Iran sta cercando d’istituire un sistema di pedaggio nello Stretto di Hormuz e di convincere anche l’Oman ad aderire”, ha detto Rubio. “Non c’è nessun Paese al mondo che dovrebbe accettarlo. Non conosco nessun Paese favorevole, tranne l’Iran”.

Il capo della diplomazia americana ha collegato la partita anche al ruolo dell’Onu, ricordando la risoluzione promossa dal Bahrein al Consiglio di Sicurezza. “Stiamo cercando di avvalerci delle Nazioni Unite. Vediamo se le Nazioni Unite funzionano ancora”, ha dichiarato. Poi l’avvertimento: “Se dovesse succedere nello Stretto di Hormuz, succederà in altri cinque posti in tutto il mondo”.

Sul dossier si muove anche l’asse tra Cina e Pakistan. Secondo fonti diplomatiche pakistane citate dall’agenzia Tasnim, Pechino e Islamabad hanno preparato un’iniziativa congiunta in cinque punti per fermare la guerra in Iran. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif sarà domani in Cina per incontrare Xi Jinping e discutere del piano, che punta a riaprire uno spazio diplomatico mentre la crisi nel Golfo minaccia la sicurezza delle rotte energetiche e commerciali.

Nato, frizione con Trump

La crisi iraniana pesa anche sulla Nato. A Helsingborg i ministri degli Esteri discutono della postura americana in Europa, tra le ipotesi di riduzione della presenza militare Usa in alcuni Paesi e l’annuncio di un rafforzamento in Polonia.

Rubio ha spiegato che “ogni alleanza deve essere vantaggiosa per tutti i soggetti coinvolti” e che l’eventuale redistribuzione delle truppe americane non va letta come una punizione. Il segretario generale Mark Rutte ha minimizzato l’impatto dei possibili ritiri, parlando di “normale amministrazione”, purché deterrenza e difesa restino forti.

Il nodo politico resta però la delusione di Trump verso alcuni alleati europei, accusati di non avere sostenuto abbastanza la linea americana sull’Iran. Sul tavolo c’è anche l’affidabilità di Washington sul dossier Ucraina, mentre gli Stati Uniti confermano l’intenzione di “riesaminare” i propri legami con la Nato.

Tajani: “Serve un’altra formula”

L’Italia conferma la disponibilità a partecipare a missioni multilaterali per garantire la libertà di navigazione, ma non sotto comando Nato. Antonio Tajani, a margine della ministeriale, ha spiegato che una missione dell’Alleanza a Hormuz non sarebbe realistica per la probabile contrarietà della Turchia.

“Noi siamo assolutamente disponibili a partecipare a missioni internazionali sotto la bandiera dell’Onu, dell’Unione europea o di un accordo internazionale”, ha detto il ministro degli Esteri. “Non credo che possa essere la Nato a intervenire anche perché c’è la Turchia che non sarebbe favorevole, quindi dobbiamo trovare un’altra formula”. L’Italia, ha aggiunto Tajani, sarà pronta a fare la propria parte una volta raggiunto “un cessate il fuoco stabile”.

Libano e Gaza

La crisi continua a riflettersi anche sul Libano. Nel sud del Paese, due soccorritori dell’Associazione scout islamici, affiliata ad Amal, sono stati uccisi da un drone israeliano a Deir Qanoun el Nahr, nel distretto di Tiro, mentre raggiungevano il luogo di un precedente attacco. Altre quattro persone sono rimaste ferite. Nella notte altri quattro soccorritori dell’Autorità sanitaria islamica, affiliata a Hezbollah, erano morti in un raid israeliano contro Hannaouiyah.

Resta grave anche la situazione a Gaza. Il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric, citando dati dell’Oms, ha riferito che dall’inizio dell’anno le forze israeliane hanno colpito ventidue tra ospedali e presidi medici nella Striscia. Secondo l’Ocha, poco più della metà delle strutture sanitarie primarie è operativa e poco più della metà degli ospedali funziona solo parzialmente.

Al Consiglio di Sicurezza, il capo del Consiglio per la Pace di Gaza, Nikolai Mladenov, ha presentato una bozza in quindici punti per un piano di pace globale. Il principio è quello della reciprocità, con verifiche indipendenti a ogni fase. La formula politica è “un’unica autorità, un’unica legge e un’unica arma”. Le armi dei gruppi palestinesi non verrebbero trasferite a Israele, ma al Comitato nazionale per la gestione di Gaza.

Redazione

Redazione

“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Volo Roma – Teheran”, uno spettacolo racconta la violenza sulle donne

Quanti sono i volti della violenza? Nella giornata di oggi…

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”.…