Donald Trump è partito per Pechino per il vertice con Xi Jinping, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz continua a pesare su mercati energetici e diplomazia. Alla vigilia dell’incontro il presidente americano ha ribadito che Washington non ha bisogno dell’aiuto cinese per affrontare l’Iran. “L’unica cosa che conta è che l’Iran non abbia l’arma nucleare”, ha dichiarato.
Nella delegazione americana figurano anche il ceo di Nvidia Jensen Huang, Elon Musk e Tim Cook. Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti “prevarranno in un modo o nell’altro, pacificamente oppure no” e che il conflitto “finirà presto”, con un calo di inflazione e prezzi del petrolio dopo la riapertura di Hormuz.
Secondo Kyodo News, Marco Rubio e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi avrebbero concordato già ad aprile che “nessun Paese o organizzazione può imporre pedaggi” per il passaggio nello Stretto di Hormuz. Il tema sarà centrale anche nel faccia a faccia tra Trump e Xi.
Teheran: “Hormuz è sotto il nostro controllo”
Teheran continua ad alzare i toni. Il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie Saeed Siahsarani ha dichiarato che “lo Stretto di Hormuz è sotto il nostro controllo” e che le petroliere non possono attraversarlo “senza il permesso dell’Iran”. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha aggiunto che Teheran non permetterà più il trasferimento di armi americane alle basi del Golfo attraverso lo stretto.
Alaeddin Boroujerdi, membro della commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale, ha escluso concessioni sul controllo di Hormuz e sull’arricchimento dell’uranio. “Non siamo disposti a cedere alle richieste degli americani”, ha affermato, aggiungendo: “Se ci attaccano lavoreremo all’atomica”.
Secondo il New York Times, che cita fonti dell’intelligence americana, l’Iran avrebbe ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo Hormuz e conserverebbe circa il 70% del proprio arsenale missilistico prebellico, contraddicendo le dichiarazioni di Trump sulla distruzione delle capacità militari iraniane.
Aie: “Scorte petrolifere ai minimi”
La crisi continua a colpire i mercati energetici. Secondo l’International Energy Agency, le interruzioni attraverso Hormuz stanno “esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record”. L’agenzia stima che oltre 14 milioni di barili al giorno siano bloccati e che le perdite cumulative abbiano superato il miliardo di barili. Prevista anche una contrazione della domanda globale di petrolio di 2,4 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre del 2026.
Una superpetroliera cinese con due milioni di barili di greggio iracheno sta intanto tentando di attraversare Hormuz. Sarebbe il terzo passaggio noto di una petroliera cinese dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Raid israeliani
In Libano il ministero della Salute ha riferito che otto persone, tra cui due bambini, sono morte negli attacchi israeliani contro tre veicoli a sud di Beirut. Le Idf hanno dichiarato di aver colpito quaranta siti di Hezbollah, inclusi depositi di armi e lanciarazzi.
In Cisgiordania, secondo Wafa, un palestinese di 44 anni è stato ucciso dal fuoco israeliano nei pressi di Gerusalemme Est.
Sul fronte interno israeliano, Haaretz riferisce che Benjamin Netanyahu convocherà una nuova riunione sulla sicurezza. La Knesset ha inoltre approvato la legge che istituisce un tribunale speciale per i responsabili dell’attacco del 7 ottobre 2023, con la possibilità di applicare la pena di morte per i reati più gravi.
Italia ed Europa
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riferito che quaranta Paesi stanno valutando una missione internazionale per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e che ventiquattro avrebbero già dato disponibilità con assetti per lo sminamento. “Una nuova eventuale missione richiede una vera tregua, una cornice giuridica e l’autorizzazione del Parlamento”, ha precisato. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha infine aperto a un sostegno europeo ai Paesi “volenterosi” attraverso l’operazione Aspides nel Mar Rosso.
Antonio Tajani ha escluso un coinvolgimento immediato dell’Italia: “Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo”, ha detto, ribadendo che “la sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia”. Il ministro ha inoltre avvertito che la crisi rischia di provocare “nuove ondate di instabilità e nuovi flussi migratori verso l’Europa”.





