Quasi nove imprese del terziario di mercato su dieci hanno investito in misure di sicurezza. È quanto emerge dall’indagine dell’Ufficio studi Confcommercio sui fenomeni illegali, presentata nel corso della giornata ‘Legalità ci piace!’. Secondo i dati, l’87,3% delle imprese ha sostenuto spese per proteggere la propria attività, destinando in media l’1,1% del fatturato. Le misure più diffuse sono i sistemi di videosorveglianza, adottati dal 74% delle imprese, e gli allarmi antifurto, utilizzati dal 55,5%.
Il tema della sicurezza resta centrale anche sul piano della prevenzione territoriale. Un’impresa su quattro si dice infatti favorevole a contribuire economicamente per rafforzare la presenza della vigilanza privata nella propria zona di attività.
Microcriminalità
Dall’indagine emerge inoltre che a peggiorare la vivibilità dei quartieri sono soprattutto la microcriminalità, indicata dal 43,2% degli intervistati, e gli atti vandalici, segnalati dal 41,7%. Si tratta di fenomeni che incidono non solo sulla percezione di sicurezza, ma anche sulla capacità delle attività economiche di restare presidio sociale nei territori. Le chiusure delle imprese di quartiere vengono associate a conseguenze rilevanti per le comunità locali. Tra gli effetti principali sono indicati il degrado urbano, segnalato dal 35,4%, la riduzione delle opportunità di lavoro, con il 23,3%, e la crescita dell’insicurezza tra i residenti, indicata dal 20,6%.
Il quadro restituito da Confcommercio evidenzia dunque una crescente attenzione delle imprese alla tutela delle proprie attività, ma anche la necessità di interventi più ampi per contrastare illegalità, degrado e perdita di vitalità nei quartieri.
Inflazione
Sul fronte economico europeo, resta alta anche l’attenzione per l’inflazione e per le prossime decisioni della Banca centrale europea. Il Presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della Bce, Joachim Nagel, in un’intervista a Handelsblatt, ha affermato che gli aumenti dei tassi diventano “sempre più probabili” se il quadro inflazionistico non cambierà in modo sostanziale. Nagel ha ricordato che nell’ultima riunione del Consiglio direttivo della Bce è stato discusso un possibile rialzo dei tassi, ma alla fine è stata presa all’unanimità la decisione di attendere la prossima riunione di politica monetaria di giugno. In quell’occasione saranno disponibili nuovi dati e previsioni aggiornate su inflazione e crescita, considerati necessari per una base decisionale più solida.
Secondo il Presidente della Bundesbank, non è possibile ignorare gli elevati prezzi dell’energia, mentre le aspettative d’inflazione a breve termine si sono già allontanate dall’obiettivo della Bce. Anche in caso di rapida fine della guerra in Medioriente, ha aggiunto Nagel, l’inflazione potrebbe restare alta più a lungo del previsto a causa di capacità di raffinazione distrutte, scorte ridotte, catene di approvvigionamento interrotte e persistente incertezza geopolitica. Alla domanda su un possibile rialzo dei tassi di mezzo punto percentuale, Nagel ha rinviato ogni decisione alla riunione di giugno. Il banchiere centrale ha comunque ribadito che il mandato della Bce resta la stabilità dei prezzi: “Faremo il nostro lavoro, senza se e senza ma”.





