Non è stato soltanto un ringraziamento istituzionale. Ieri, nel lungo intervento pronunciato all’assemblea della Fnopi per la ‘Giornata internazionale dell’infermiere’, Sergio Mattarella ha messo insieme un discorso che ha unito memoria, sanità pubblica, Costituzione e crisi internazionali. E ha scelto parole che riportano il Covid al centro del dibattito pubblico, in un momento in cui, ha detto il Presidente della Repubblica, qualcuno tenta di archiviarlo come “poco più di una leggera influenza”. Davanti agli infermieri riuniti all’Auditorium Antonianum di Roma il Capo dello Stato è partito da un’immagine precisa: “Le infermiere e gli infermieri costituiscono un vero e proprio esercito del bene”. Un’espressione che ha attraversato tutto il discorso e che Mattarella ha collegatoal valore della cura come elemento fondante della convivenza civile.
Il riferimento iniziale è storico. Il Presidente ha ricordato Florence Nightingale, nata a Firenze nel 1820, e il lavoro svolto sui campi di guerra della Crimea. Da lì prende forma la riflessione sul ruolo della professione infermieristica nella costruzione della sanità moderna e dello stesso diritto umanitario internazionale.
Un secolo di evoluzione
Poi il discorso si è spostato sull’Italia. Il Capo dello Stato ha ripercorso un secolo di evoluzione della professione, dalle prime scuole professionali alla nascita del Servizio sanitario nazionale nel 1978, fino alle lauree specialistiche e ai dottorati che oggi definiscono il percorso formativo degli infermieri. Ma il centro dell’intervento è restato il rapporto tra cura e persona: “Gli infermieri operano contro la malattia che vulnera l’integrità della persona negli aspetti fisici e morali. Il centro del vostro impegno è la persona”. Da qui la scelta di recuperare alcuni slogan che negli anni hanno accompagnato la professione: “L’infermiere è vita”, “L’infermiere è ovunque, per il bene di tutti”, “La salute vi aveva abbandonati, gli infermieri mai”.
Non sono formule celebrative, nel ragionamento di Mattarella, ma il tentativo di definire il ruolo sociale di chi lavora ogni giorno negli ospedali, nei pronto soccorso, nei reparti, nelle rsa e nei servizi territoriali: “L’infermiere prende in prestito la vita di una persona, la accudisce per il tempo necessario con l’obiettivo di restituirla in buona salute”.
Pandemia e sacrificio
Nel passaggio più politico del discorso è arrivato il riferimento alla pandemia. Il Presidente è tornato sui mesi dell’emergenza sanitaria e ha criticato apertamente chi tende oggi a minimizzare ciò che accadde: “Qualcuno, dimenticando i tanti morti di quei tragici giorni, vorrebbe derubricare il Covid a poco più di una leggera influenza”. Una frase che ha rotto il tono istituzionale dell’intervento e che ha richiamato il sacrificio vissuto dal personale sanitario durante l’emergenza. Il Capo dello Stato haparlato di “sforzi eroici”, di “sacrifici immani” e di operatori sanitari che hanno pagato un prezzo diretto durante la pandemia. E poi ancora: “La Repubblica vi è grata per quello che avete fatto e per quello che continuate a fare ogni giorno”.
Nel ragionamento di Mattarella il Covid non rappresenta soltanto un’emergenza sanitaria ormai conclusa, ma anche un punto di svolta nei rapporti sociali. Per questo ha poi richiamato il motto “Nessuno si salva da solo”, ricordato dalla Presidente della FnopiBarbara Mangiacavalli_ “Non fu soltanto il riconoscimento del limite umano, ma una presa di coscienza.
Guerre contemporanee
Il discorso si è allargato poi alle guerre contemporanee. Il Presidente ha citato Gaza e il collasso del sistema sanitario palestinese: “Non esito a paragonare a gesti eroici quelli compiuti dai vostri colleghi a Gaza, dove un sistema sanitario già fragile è stato demolito”. Nella parte finale il Capo dello Stato ha affrontato una questione ormai strutturale per la sanità italiana: la carenza di personale. Gli infermieri oggi sono 462mila, ma “si tratta di un numero insufficiente rispetto alle esigenze di cura delle popolazioni”. Da qui il richiamo alla necessità di investire sulla professione e di evitare la fuga verso l’estero di molti giovani sanitari in cerca di stipendi e condizioni migliori.
Mattarella ha legato il tema direttamente alla tenuta del sistema pubblico: “La sanità è un pilastro del welfare europeo” e ha aggiunto che il diritto universale alla salute “rappresenta una pietra angolare della democrazia”.
Nel finale è tornato ancora una volta il concetto centrale dell’intervento: la cura come responsabilità collettiva. “Prendersi cura dell’altro è parte essenziale del nostro benessere e della qualità della nostra vita”, ha aggiunto il Presidente.
Tra Collare Olimpico e la finale di Coppa Italia
La giornata di ieri di Mattarella è stata anche ‘sportiva’: in mattinata ha ricevuto al Quirinale una delegazione del Cio, guidata dalla Presidente Kirsty Coventry. La numero uno dello sport mondiale ha consegnato al Capo dello Stato il Collare Olimpico in Oro e anche la Coppa Olimpica 2026 assegnata al popolo italiano “per il sostegno dato ai Giochi”. Nel pomeriggio ha poi ricevuto sempre al Quirinale le squadre finaliste della Coppa Italia, Lazio e Inter.
Il Presidente ha ricordato alcuni dei momenti più importanti vissuti accanto alla Nazionale italiana: “Alla mia età ho avuto il privilegio di seguire i Mondiali di Spagna ’82, quelli del 2006 in Germania e di accompagnare alcuni di voi a Londra per Euro2020”. Poi il richiamo al momento attraversato dal calcio italiano sul piano internazionale: “Non posso non esprimere rammarico per il fatto che il nostro calcio attraversi una pausa insolitamente lunga. La partita di domani può segnare una fase di rilancio e ripresa”. Mattarella ha definito la finale “un giorno di festa per l’intero sistema calcio”. Infine l’invito ad abbassare i toni: “Mi auguro che l’appello dell’arbitro Guida a disarmare le parole venga raccolto anche tra i tifosi e nel nostro calcio”.





