La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, è arrivata nei Paesi Bassi per guidare la difesa della rivendicazione venezuelana sull’Essequibo, la vasta regione ricca di minerali e petrolio oggi amministrata dalla Guyana. La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia sta esaminando una controversia che dura da oltre un secolo e che coinvolge quasi 160.000 chilometri quadrati di territorio conteso, un’area strategica per risorse naturali e giacimenti offshore. Per Caracas, l’Essequibo è parte integrante del proprio territorio sin dall’epoca coloniale spagnola. La Guyana, invece, sostiene la validità del lodo arbitrale del 1899, che tracciò il confine lungo il fiume Essequibo.
Il Venezuela ritiene che l’Accordo di Ginevra del 1966 abbia annullato quella decisione, aprendo la strada a una soluzione negoziata mai realmente raggiunta. Rodríguez, salita al potere dopo la rimozione di Nicolás Maduro in seguito all’operazione militare statunitense di gennaio, ha dichiarato all’arrivo ad Amsterdam che il Venezuela ha “dimostrato in ogni fase storica” la legittimità delle proprie rivendicazioni. La Guyana ha portato il caso davanti alla Corte nel 2018, chiedendo una conferma internazionale del confine stabilito nel XIX secolo.
Caracas partecipa alle udienze, ma continua a contestare la giurisdizione del tribunale. All’apertura dei lavori, il ministro degli Esteri guyanese Hugh Hilton Todd ha definito la disputa “una piaga per la nostra esistenza come Stato sovrano”, ricordando che il 70% del territorio nazionale è coinvolto nel contenzioso. La sentenza finale, legalmente vincolante, richiederà probabilmente mesi. Il caso Essequibo arriva in un momento di forte instabilità regionale e di transizione politica a Caracas.





