Una giornata, quella di ieri, costruita attorno a due parole: pace e speranza. Leone XIV ha trascorso il primo anniversario del suo pontificato tra Pompei e Napoli, in una visita pastorale che ha intrecciato spiritualità, temi sociali e richiami ai grandi conflitti internazionali. Il Pontefice è arrivato in elicottero a Pompei poco prima delle 9, accolto dal Presidente della Regione Campania Roberto Fico, dal Prefetto Michele di Bari e dal Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Prima della celebrazione al Santuario, il Papa ha incontrato le persone accolte nelle strutture sociali del ‘Tempio della carità”’ voluto da San Bartolo Longo.
Nel corso della messa per la Supplica alla Beata Vergine del Rosario, il Santo Padre ha dedicato gran parte del suo intervento alla situazione internazionale, chiaramente riferendosi ai tanti conflitti in corso: “Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono”, ha detto dal Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, indicando nella preghiera e nella responsabilità collettiva una strada contro guerre e tensioni.
Il ricordo dei suoi predecessori
Leone XIV ha richiamato anche le difficoltà che attraversano la famiglia e il peso di un sistema economico “che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”. Prevost ha ricordato l’impegno dei suoi predecessori sul tema della pace, citando sia Papa Francesco sia gli incontri interreligiosi promossi ad Assisi da Papa Giovanni Paolo II. Nell’omelia non sono mancati riferimenti al ruolo del Rosario e alla figura di San Bartolo Longo, recentemente proclamato santo. “Centocinquant’anni fa, con la posa della prima pietra del Santuario, nacque non soltanto un tempio, ma una città mariana”, ha ricordato il Papa, collegando quel gesto alla propria scelta di iniziare il pontificato proprio nel giorno della Supplica di Pompei.
Più volte il Pontefice ha insistito sul valore della carità concreta. Nel suo discorso al ‘Tempio della carità’ ha ricordato il lavoro delle case famiglia, dei centri educativi e della mensa per i poveri dedicata a Papa Francesco. “L’amore compie miracoli che vanno oltre ogni sforzo”, ha detto rivolgendosi a operatori, volontari e religiosi.
Appello ai giovani
Ai giovani il Papa ha chiesto fiducia e coraggio: “Lasciatevi coinvolgere dalla gioia che viene dalle parole di Gesù”, ha affermato davanti ai ragazzi presenti al Santuario, indicando nella fede un punto di riferimento “in un mondo che ne ha bisogno”. Dopo il pranzo al Santuario, con un menu della tradizione partenopea tra ravioli, pastiera e babà, Leone XIV ha raggiunto Napoli con anticipo rispetto al programma iniziale. L’elicottero papale è atterrato intorno alle 14.15 alla Rotonda Diaz.
Ad accoglierlo, ancora una volta, Roberto Fico, Michele di Bari e Gaetano Manfredi. Insieme all’Arcivescovo di Napoli, il cardinale don Mimmo Battaglia, il Pontefice ha poi attraversato la città a bordo della papamobile fino al Duomo di Napoli.
“Ciao Napoli, buongiorno. Sono venuto qui per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire”, sono state le prime parole del Vescovo di Roma davanti ai fedeli radunati lungo il percorso.
“Camminare insieme”
All’interno della Cattedrale Leone XIV si è fermato nella Cappella di San Gennaro davanti all’ampolla con il sangue del patrono, mostrata successivamente ai presenti tra applausi e cori. Ad accoglierlo nel Duomo anche i ragazzi del progetto ‘Canta, suona e cammina’, con canti della tradizione napoletana. Nel discorso rivolto al clero e ai religiosi, il Pontefice ha descritto Napoli come “una città dai mille colori”, capace di unire cultura, tradizioni, modernità e fragilità sociali. Ha parlato delle disuguaglianze, della disoccupazione giovanile, della dispersione scolastica e della violenza che attraversa alcuni quartieri.
Per il Papa, la risposta della Chiesa deve passare da una presenza concreta sul territorio: “Serve una pastorale missionaria capace di intercettare la vita reale delle persone”, ha spiegato, chiedendo a sacerdoti, religiosi e laici di “camminare insieme”.
Piazza del Plebiscito
La giornata si è conclusa in Piazza del Plebiscito davanti a circa 30mila fedeli. Tra cori, bandiere e magliette colorate, Leone XIV ha approfondito il tema delle fragilità sociali della città: “Quiscorre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione”, ha detto il Pontefice che ha invitato a interrogarsi “su ciò che conta davvero” e sulla necessità di ripartire “nel coraggio del bene invece che nella paura del male”. Il Papa ha parlato di un “drammatico paradosso” di Napoli, dove alla crescita del turismo non corrisponde ancora uno sviluppo economico capace di coinvolgere tutta la comunità sociale. Leone XIV ha descritto una città segnata da disuguaglianze diffuse, disoccupazione, dispersione scolastica, carenza di servizi e presenza della criminalità organizzata, sottolineando la necessità di una presenza forte dello Stato “per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata”. Poi Leone XIV ha rivolto un appello alla città, parlando dei tanti “eroi del sociale” che ogni giorno lavorano lontano dai riflettori per costruire legalità, giustizia e solidarietà. Il Pontefice ha invitato a “fare comunità” e a rafforzare la rete tra istituzioni, Chiesa e terzo settore, citando il Patto Educativo promosso dalla diocesi di Napoli. Prevost ha chiesto di non trasformare Napoli in una semplice “cartolina” per turisti, ma in “un cantiere aperto” capace di costruire una pace concreta nei quartieri e nelle periferie. Il Papa ha poi ricordato l’impegno della città nell’accoglienza di migranti e rifugiati e nel dialogo interculturale, definendo Napoli un luogo capace di “dare voce dal basso a una cultura della pace”. “Grazie a tutti e viva Napoli”, ha detto come saluto finale il Santo Padre prima di lasciare piazza del Plebiscito a bordo della papamobile in direzione della Rotonda Diaz, da dove è poi ripartito in elicottero per il rientro in Vaticano nel tardo pomeriggio.






