A un anno dal violento confronto di confine con il Pakistan, il primo ministro indiano Narendra Modi ha riaffermato l’impegno del suo governo a “sconfiggere il terrorismo in tutte le sue forme”, rilanciando una retorica di fermezza che continua a segnare la politica di sicurezza di Nuova Delhi.
In un discorso pronunciato durante una cerimonia militare nello Stato dell’Uttar Pradesh, Modi ha ricordato gli scontri dell’anno precedente come “un monito” e ha sottolineato che l’India “non tollererà più alcuna minaccia alla propria sovranità”.
Il riferimento è al conflitto a bassa intensità esploso lungo la Linea di Controllo, che aveva provocato vittime da entrambe le parti e un’escalation diplomatica durata settimane.
Da allora, il governo indiano ha rafforzato la presenza militare nelle regioni di confine e intensificato le operazioni contro i gruppi armati attivi nel Kashmir, sostenendo che molti di essi ricevano supporto da elementi presenti in territorio pakistano.
Islamabad respinge da sempre queste accuse, denunciando invece “provocazioni indiane” e chiedendo un ritorno al dialogo. La promessa di Modi arriva in un contesto politico interno segnato da un crescente nazionalismo e da un’opinione pubblica che percepisce la sicurezza come priorità assoluta.
Gli analisti osservano che la linea dura del governo ha rafforzato il consenso tra i sostenitori del Bharatiya Janata Party, ma ha anche alimentato timori di nuove tensioni con il Pakistan, potenza nucleare e partner indispensabile per la stabilità regionale.
Sul piano internazionale, Stati Uniti e Unione Europea hanno invitato entrambe le parti alla moderazione, ricordando che il rischio di incidenti lungo il confine resta elevato. Modi, tuttavia, sembra intenzionato a mantenere una postura assertiva, convinto che solo una dimostrazione di forza possa scoraggiare future incursioni.





