Kiev ha respinto l’ipotesi di una tregua limitata al 9 maggio, data simbolica per Mosca, definendola una mossa propagandistica. Secondo il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha si tratta di “un’altra manipolazione, un tentativo di compiacere gli americani e mostrare una falsa costruttività”, e ha precisato che “fino a oggi, la parte ucraina non ha ricevuto alcuna proposta concreta”. Queste tregue, ha aggiunto, “non vengono rispettate nemmeno dagli stessi russi” e rappresentano “una trovata pubblicitaria rivolta al pubblico interno”. Sul piano negoziale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato: “Ci aspettiamo risultati significativi dai negoziati di maggio”, annunciando nuovi pacchetti di sanzioni e un rafforzamento della cooperazione internazionale. Parallelamente, Kiev ha segnalato “attività insolite” al confine con la Bielorussia. In questo contesto di negoziati in stallo, secondo il Kyiv Independent, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner non avevano in programma una visita a Kiev, anche per difficoltà logistiche e per lo scetticismo sull’esito dei colloqui. “Hanno promesso molte volte, ma non sono mai venuti”, ha affermato un funzionario ucraino. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato: “La guerra tra Russia e Ucraina è dura, ma credo che riusciremo a risolverla”.
Mosca rafforza controllo interno
Sul piano interno, la Russia ha vietato per sei mesi l’importazione di dispositivi di comunicazione satellitare, inclusi quelli compatibili con sistemi come Starlink, “al fine di tutelare la sicurezza nazionale”. Il contrabbando è ora stato reso perseguibile penalmente. Il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha riferito inoltre dell’abbattimento di un drone diretto verso la capitale. Intanto cresce l’attesa per la parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa: secondo indiscrezioni televisive, la diretta dureràcirca 50 minuti, senza mezzi corazzati. Una circostanza che i media indipendenti hanno collegato alle difficoltà militari e logistiche di una guerra ormai al quarto anno.
Raid e vittime civili
Intanto proseguono gli attacchi contro infrastrutture e civili. A Kherson un drone russo ha colpito un minibus causando due morti e sette feriti. Nella regione di Zaporizhzhia una donna di 62 anni è stata uccisa da bombe aeree guidate. È stata colpita anche Kharkiv, dove un attacco con droni ha provocato otto feriti complessivi, tra cui un bambino. A Izmail, sul Danubio, sono state prese di mira le infrastrutture portuali, mentre attacchi ripetuti hanno colpito edifici civili, scuole e strutture sanitarie. Secondo un’analisi dell’Afp, ad aprile la Russia ha lanciato un numero record di 6.583 droni a lungo raggio contro l’Ucraina.
Avanzata russa nel Donbas
Sul fronte orientale, il comandante delle forze armate ucraine Oleksandr Syrskyi ha confermato l’avvicinamento delle truppe russe a Kostiantynivka, uno dei capisaldi della “cintura delle fortezze” del Donbas. “Stiamo respingendo i persistenti tentativi degli occupanti russi di ottenere un punto d’appoggio nella periferia”, ha dichiarato, segnalando un aumento significativo delle operazioni offensive ad aprile. Le forze russe si trovavano a circa un chilometro dalla periferia sud della città e hanno lanciato almeno 83 assalti in pochi giorni, soprattutto con piccoli gruppi di fanteria. Mosca ha rivendicato la conquista di Myropillia, nella regione di Sumy, ma la rivendicazione non è risultata confermata dalle mappe indipendenti.
Tensioni Nato e scenario globale
Un drone russo ha violato per breve tempo lo spazio aereo della Romania, costringendo al decollo due caccia F-16. Parallelamente, la Finlandia ha avviato esercitazioni Nato con Estonia e Lituania a circa 70 chilometri dal confine russo, coinvolgendo oltre 3.000 militari, 500 veicoli e 160 carri armati, con uso esteso di droni. Il premier polacco Donald Tusk ha avvertito: “La minaccia più grave per la comunità transatlantica non sono i nemici esterni, bensì la progressiva disgregazione della nostra alleanza”.
Parallelamente il Financial Times ha riferito che gli Stati Uniti hanno avvertito gli alleati europei di possibili ritardi nelle forniture di armi, a causa dell’impatto della guerra con l’Iran sulle scorte. In Asia, il Giappone ha acquistato petrolio russo dal progetto Sakhalin-2 per far fronte alla crisi legata al blocco dello Stretto di Hormuz, precisando che l’operazione “non è soggetta a sanzioni”. In Perù, infine, è stata aperta un’indagine su una rete che avrebbe reclutato cittadini per combattere in Ucraina con promesse ingannevoli: secondo le autorità, almeno 13 peruviani sarebbero morti nel conflitto.





