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Piano casa, sì del Cdm: 100mila alloggi in dieci anni

Accise ridotte ancora. Meloni annuncia oneri notarili dimezzati e norme per sgomberi più rapidi
venerdì, 1 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Il Governo mette la casa al centro dell’agenda e vara un intervento che punta a recuperare patrimonio pubblico, aumentare l’offerta di alloggi accessibili e attrarre investimenti privati. Questo in pratica il sunto del Consiglio dei Ministri che ieri ha approvato il decreto legge sul Piano casa, insieme alla proroga per 21 giorni del taglio delle accise sui carburanti: 20 centesimi al litro per il gasolio, 5 centesimi per la benzina.

È stata la stessa Giorgia Meloni apresentare in conferenza stampa il provvedimento come una risposta a una difficoltà che attraversa il Paese e non si limita ai centri con il mercato immobiliare più caro: “La casa è un bene primario”, ha detto il Presidente del Consiglio che ha poi richiamato la necessità di garantire alloggi di qualità a prezzi sostenibili. Il tema, ha spiegato, riguarda Milano, Roma, Firenze e Napoli, ma anche molte città del Sud e territori nei quali l’offerta pubblica non basta più.

La conferenza stampa del Consiglio dei Ministri
La conferenza stampa del Consiglio dei Ministri

Il piano nasce da questa premessa: rafforzare l’edilizia residenziale pubblica e costruire una risposta per quella parte di popolazione che non riesce a sostenere i prezzi del mercato, pur non trovando sempre spazio negli strumenti tradizionali di sostegno. Per il Premier lo Stato deve intervenire su entrambi i fronti: recuperare ciò che già esiste e creare le condizioni perché anche il settore privato partecipi alla nuova offerta abitativa.

60mila case popolari

La prima operazione riguarda 60mila case popolari oggi ferme. Sono appartamenti non assegnati perché fuori norma, danneggiati, occupati abusivamente o privi degli interventi necessari su impianti, infissi e servizi. Il Governo punta a rimetterli in circolo entro un anno dall’approvazione del decreto, con uno stanziamento di 1,7 miliardi.

A questi si aggiungono 4,8 miliardi per la rigenerazione urbana. Matteo Salvini ha indicato un costo medio tra 15mila e 20mila euro per alloggio, variabile in base alla città, alla superficie e ai lavori richiesti. L’obiettivo è far scorrere le graduatorie e assegnare le case a 60mila famiglie in attesa.

La seconda linea di intervento riguarda le risorse già destinate all’emergenza abitativa. L’esecutivo vuole concentrare fondi nazionali ed europei, oltre 3,6 miliardi, in un unico strumento, per superare frammentazioni e ritardi. Meloni ha citato anche la nomina di un commissario straordinario e il confronto con Regioni, Comuni e Anci.

La terza parte del piano guarda agli investimenti privati. L’esecutivo promette procedure più rapide, meno passaggi burocratici e regole più stabili a chi parteciperà alla costruzione o alla messa a disposizione di alloggi a prezzi calmierati. Per questa fascia il decreto prevede anche il dimezzamento degli oneri notarili su compravendite, mutui e affitti.

L’obiettivo

La premier ha fissato il traguardo politico del piano: 100mila alloggi disponibili nei prossimi dieci anni, tra case popolari recuperate e abitazioni a prezzi accessibili. Per raggiungerlo, il Governo conta su un impegno pubblico fino a 10 miliardi di euro.Nel pacchetto rientra anche la prima casa. Il Primo Ministro ha rivendicato il riordino del Fondo di garanzia, riservato alle categorie per cui era nato, e la garanzia statale al 90% per le famiglie numerose.

Accanto al Piano casa arriva il disegno di legge sugli sgomberi. L’esecutivo vuole accelerare la liberazione degli immobili occupati abusivamente e restituirli ai proprietari. Meloni ha collegato il provvedimento alla strategia complessiva: aumentare le case disponibili e recuperare quelle sottratte all’uso legittimo. Dall’inizio della legislatura, ha ricordato, sono stati liberati 4.200 alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Meloni ha chiuso rivendicando il senso dell’intervento: “Continuiamo a lavorare sui problemi delle persone”.

Le reazioni

Le prime reazioni delle categorie sono favorevoli. CnaCostruzioni ha parlato di un passo utile, ma ha chiesto certezze su risorse, tempi e regole, oltre a un coordinamento stabile con i territori.

L’Associazione ha richiamato anche l’efficientamento energetico e l’accesso al credito per imprese e famiglie. Confedilizia ha valutato positivamente sia il recupero delle case popolari sia la semplificazione degli sfratti, vista come una leva per restituire fiducia ai proprietari e ampliare l’offerta in affitto.

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