Washington attende una proposta aggiornata da Teheran mentre i negoziati restano in stallo. Donald Trump ha confermato che i contatti proseguono “telefonicamente”, dopo il fallimento del primo round in presenza e l’annullamento del secondo.
Il primo incontro si è chiuso senza accordo, il secondo è saltato, costringendo le parti a mantenere un canale indiretto in attesa di una nuova proposta formale. Parallelamente, l’amministrazione valuta opzioni militari. Il Comando centrale avrebbe predisposto piani per attacchi “brevi e incisivi” contro infrastrutture iraniane, con l’obiettivo di superare lo stallo sul nucleare.
Tra le opzioni allo studio, secondo Axios, anche il controllo parziale dello Stretto di Hormuz per garantire il traffico commerciale e un blitz mirato a mettere in sicurezza le scorte di uranio altamente arricchito. Dopo il cessate il fuoco temporaneo del 7 aprile, Washington ha avviato il 13 aprile un blocco navale verso i porti iraniani nello Stretto di Hormuz, consentendo il transito solo alle navi non legate a Teheran.
La risposta di Teheran
L’ambasciatore iraniano all’Onu Amir Saeid Iravani ha definito l’operazione “pirateria”, accusando gli Stati Uniti di agire come “pirati e terroristi”. La misura, introdotta il 13 aprile, consente il transito solo alle navi non legate a Teheran e non soggette a tassazione iraniana.
Il comandante dei Guardiani della rivoluzione Majid Mousavi ha avvertito che qualsiasi attacco americano riceverà “una risposta prolungata”. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito il blocco “destinato a fallire”.
La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha dichiarato che l’unico posto per gli Stati Uniti nel Golfo è “in fondo al mare”. Le tensioni si riflettono sui mercati: il Brent ha toccato i 126 dollari al barile, ai massimi da quattro anni, mentre cresce il timore di un’escalation legata allo Stretto di Hormuz. Sul piano diplomatico, anche la Russia si è espressa in senso critico.
Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha dichiarato che Mosca “non ha informazioni” su un programma iraniano per l’arma nucleare, aggiungendo che “anche l’Iran lo nega”.
Scontro con gli europei
Nel confronto con Teheran, Trump mantiene una linea dura anche sul piano politico. Tornando ad attaccare il cancelliere Friedrich Merz, definito “inefficace”, ha scritto che dovrebbe occuparsi “di porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina” e “risanare il suo Paese”, invece di “interferire” sull’Iran.
Ha inoltre aperto alla possibilità di ridurre le truppe statunitensi in Germania. Secondo il New York Times, la crisi sta incrinando la strategia di accomodamento adottata da diversi leader europei nei confronti di Washington, tra cui Giorgia Meloni e Keir Starmer, sempre più sotto pressione dopo settimane di allineamento con la Casa Bianca.
Nuovi raid in Libano
Sul fronte libanese, il presidente Joseph Aoun ha denunciato “continue violazioni israeliane” della tregua. Secondo Beirut, i raid nel sud del Paese hanno causato almeno nove morti, tra cui due bambini, e 23 feriti. Israele afferma di aver colpito miliziani di Hezbollah e infrastrutture ritenute una minaccia. Un drone dal Libano è esploso nel nord di Israele senza vittime.
Flotilla, 24 italiani fermati
Navi israeliane hanno intercettato al largo di Creta una parte della spedizione diretta a Gaza, in acque internazionali a circa 150 miglia nautiche dall’isola e oltre 600 miglia dalla costa della Striscia, elemento al centro delle contestazioni legali. Secondo fonti israeliane, sono stati fermati circa 175 attivisti, tra cui 24 italiani, su almeno 22 imbarcazioni coinvolte.
Il team legale della missione indica in 57 il numero complessivo degli italiani presenti, distribuiti su diverse barche partite dal porto di Augusta. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha “condannato il sequestro” chiedendo “l’immediata liberazione degli italiani illegalmente fermati”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato l’Unità di crisi, mentre la Commissione europea ha ribadito che “la libertà di navigazione nel diritto internazionale deve essere rispettata”. Il caso ha già avuto ricadute politiche in Italia, con richieste di informativa urgente e mobilitazioni annunciate.
Il ministero degli Esteri israeliano definisce la missione “una trovata pubblicitaria guidata da Hamas” e sostiene che l’operazione rientri nelle misure di sicurezza legate al blocco di Gaza, accusando la Flotilla di voler interferire con il piano internazionale per la gestione post bellica dell’enclave. L’inviato all’Onu Danny Danon parla di operazione condotta con “professionalità”. La Flotilla denuncia invece un’azione illegale in acque internazionali, parlando di “rapimento di civili” e “pirateria”.





