Gli Stati Uniti e diversi Paesi dell’America Latina hanno criticato con forza le ritorsioni economiche e diplomatiche della Cina legate alla gestione del Canale di Panama, accusando Pechino di esercitare pressioni indebite per consolidare la propria influenza strategica nella regione.
Le tensioni sono esplose dopo che Panama ha avviato una revisione dei contratti con alcune aziende cinesi coinvolte in progetti infrastrutturali collegati al canale, una mossa che Pechino ha definito “ostile” e “politicamente motivata”. Secondo fonti statunitensi citate dalla stampa internazionale, la Cina avrebbe reagito imponendo restrizioni commerciali e minacciando di ridurre gli investimenti nel Paese centroamericano, misure interpretate da Washington come un tentativo di intimidire governi sovrani. Anche Colombia, Costa Rica e Perù hanno espresso preoccupazione, sottolineando che il canale rappresenta un’infrastruttura globale e non può diventare terreno di scontro geopolitico.
Gli Stati Uniti, storicamente legati alla sicurezza e alla gestione del traffico marittimo nell’area, hanno accusato Pechino di voler trasformare la sua presenza economica in leva politica, mettendo a rischio la stabilità regionale. La Cina respinge le accuse e sostiene che le sue azioni siano una risposta legittima alla “discriminazione” subita dalle sue imprese.
La disputa arriva in un momento in cui l’America Latina sta cercando di bilanciare i rapporti con Washington e Pechino, entrambe partner commerciali cruciali. Ma la vicenda del Canale di Panama evidenzia quanto fragile sia questo equilibrio: ogni tensione rischia di trasformarsi in un caso diplomatico capace di ridefinire le alleanze nella regione.





