L’attenzione internazionale resta concentrata su guerre e instabilità economiche, ma la crisi climatica continua a progredire, presentando un conto sempre più salato. Le conseguenze sulla biosfera sono ormai evidenti e misurabili, segno di un’emergenza che l’umanità ha contribuito a creare senza affrontarla con sufficiente decisione.
Ghiacciai che si assottigliano
In Europa, i ghiacciai registrano perdite nette di massa in tutte le regioni. In Islanda si osserva il secondo scioglimento più esteso mai documentato, mentre in Groenlandia si è raggiunto un dato ancora più allarmante: 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio scomparse, equivalenti a circa cento piscine olimpiche svuotate ogni ora. Questa perdita ha contribuito da sola a un innalzamento del livello del mare di 0,4 millimetri in un anno.
Oceani, allarme temperatura
Anche gli oceani mostrano segnali critici. La temperatura media della superficie marina attorno all’Europa ha toccato il record storico, con l’86% delle acque colpite da ondate di calore marino di forte intensità. Sulla terraferma, la situazione non è migliore: la portata dei fiumi è rimasta sotto la media per undici mesi su dodici e gli incendi boschivi hanno devastato oltre un milione di ettari, un’area superiore a quella dell’intera isola di Cipro.
Il circolo vizioso
A peggiorare il quadro è la progressiva riduzione della capacità riflettente di neve e ghiaccio. Nel 2025 la copertura nevosa è risultata inferiore del 31% rispetto alla media: meno superfici bianche significa maggiore assorbimento di calore da parte del suolo, in un circolo vizioso che accelera ulteriormente il riscaldamento.
Europa esposta al riscaldamento
Il rapporto sullo stato del clima europeo del 2025, redatto dal servizio Copernicus insieme all’Organizzazione meteorologica mondiale, descrive un continente che sta accelerando verso scenari sempre più estremi. L’Europa è infatti il continente che si riscalda più rapidamente al mondo, con un ritmo doppio rispetto alla media globale registrata dal 1980.
Salgono gli episodi estremi
Nel corso dell’anno, almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature superiori alla norma. Paesi come Gran Bretagna, Norvegia e Islanda hanno vissuto il loro anno più caldo di sempre. In Finlandia e nelle regioni subartiche della Scandinavia, un’ondata di calore di tre settimane ha portato le temperature oltre i 30 gradi anche all’interno del Circolo Polare Artico. Episodi estremi si sono verificati anche altrove: in Turchia si sono toccati per la prima volta i 50 gradi, mentre in Grecia l’85% della popolazione ha dovuto affrontare picchi prossimi o superiori ai 40.
Ridurre le emissioni
Sul fronte energetico, l’Unione Europea ha raggiunto risultati rilevanti, coprendo quasi la metà del fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili, con il solare al livello record del 12,5%. Tuttavia, a questi progressi non corrisponde una linea politica altrettanto solida: diversi governi, incluso quello italiano, stanno cercando di attenuare politiche già fragili di riduzione delle emissioni.
Serve un maggiore impegno
Il cambiamento climatico non è una minaccia futura, è la nostra realtà presente”, avverte Samantha Burgess del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, sottolineando come il ritmo della crisi richieda interventi ben più incisivi di quelli attualmente messi in campo.





