Il governo argentino ha improvvisamente impedito ai giornalisti di accedere alla Casa Rosada, sostenendo che la decisione è motivata da “preoccupazioni legate allo spionaggio” e dalla necessità di rafforzare i protocolli di sicurezza interna. L’annuncio, arrivato senza preavviso, ha colto di sorpresa le principali redazioni del Paese, che da anni dispongono di un accesso regolato ma stabile agli spazi istituzionali. Secondo fonti ufficiali, la misura sarebbe temporanea, ma non è stata fornita alcuna indicazione sui tempi di ripristino delle normali attività.
Il provvedimento è stato accompagnato dall’introduzione di nuovi strumenti di controllo, tra cui l’uso di occhiali intelligenti da parte del personale di sicurezza. Questi dispositivi, dotati di sistemi di riconoscimento facciale e trasmissione in tempo reale, vengono utilizzati per monitorare movimenti, identificare individui sospetti e verificare eventuali anomalie negli accessi. Le autorità sostengono che l’adozione di tali tecnologie sia necessaria per prevenire infiltrazioni e proteggere informazioni sensibili, in un contesto internazionale caratterizzato da crescente competizione informativa.
Le associazioni dei giornalisti hanno reagito con dure critiche, definendo la misura “un grave precedente” e denunciando un restringimento della trasparenza istituzionale. Diversi analisti sottolineano che la chiusura della Casa Rosada alla stampa rischia di compromettere il flusso di informazioni ufficiali e di alimentare tensioni tra governo e media, già segnate da episodi di frizione negli ultimi mesi. Il governo ha ribadito che la sicurezza nazionale rimane la priorità assoluta e che l’accesso sarà ripristinato solo quando saranno completate le verifiche interne. Nel frattempo, le conferenze stampa verranno organizzate in sedi alternative e con un numero limitato di partecipanti.





