Il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz resta bloccato dalle restrizioni imposte sia dall’Iran che dagli Stati Uniti. Secondo stime riportate da Reuters, oltre 230 petroliere e navi cargo risultavano ieri ferme, deviate o in attesa di istruzioni nell’area del Golfo. In questo quadro, Donald Trump ha annunciato una proroga temporanea del cessate il fuoco, aprendo alla possibilità di nuovi colloqui già venerdì. Washington mantiene però il blocco navale contro Teheran, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane dichiarano di aver preso il controllo di tre navi mercantili nel passaggio strategico.
Secondo il New York Post, Trump ritiene “possibili” negoziati già nei prossimi giorni. In precedenza aveva scritto su Truth che avrebbe esteso la tregua “fino a quando non verrà presentata la vostra proposta e non si concluderanno i negoziati, qualunque sia il risultato”. Secondo Axios, la Casa Bianca sarebbe tuttavia disposta a prolungare lo stop alle ostilità solo di altri tre o cinque giorni, non indefinitamente. Da parte iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha confermato la proroga della tregua, ma senza garantire la partecipazione al nuovo round di colloqui previsto a Islamabad.
“Se concluderemo che andare a Islamabad è nell’interesse nazionale, ci andremo”, ha dichiarato. L’ambasciatore iraniano all’Onu Amir-Saeid Iravani ha posto una condizione esplicita: “Gli Stati Uniti devono cessare la loro violazione del cessate il fuoco. Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad”.
Navi sequestrate e mercati
Nel frattempo la tensione nello stretto cresce. Media iraniani vicini ai Pasdaran riferiscono che la portacontainer Msc Francesca, la Epaminondas e la nave Euphoria sono state fermate o colpite e condotte verso la costa iraniana. Secondo l’agenzia Tasnim, le imbarcazioni erano “non conformi”, prive dei permessi necessari e avrebbero manomesso i sistemi di navigazione.
L’agenzia britannica Ukmto aveva già segnalato spari contro mercantili in uscita dall’area. La crisi continua a pesare sui mercati energetici. Al Nymex il Wti è salito del 2% a 91,40 dollari al barile, mentre il Brent ha superato i 100 dollari. La Commissione europea ha reso noto che dall’inizio del conflitto regionale e dalla chiusura di Hormuz l’Unione europea ha speso 24 miliardi di euro per importazioni di combustibili fossili. Bruxelles avverte che gli effetti su energia, trasporti, inflazione e crescita potrebbero essere “significativi” per diversi mesi.
Il ruolo dell’Italia
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il collega iraniano Abbas Araghchi. Tajani ha riferito di aver ribadito “la necessità di continuare il dialogo di Islamabad”, l’importanza della libertà di navigazione a Hormuz e la necessità di impedire “l’uso militare del nucleare”. Intanto a Londra si è svolta una riunione tecnico militare con rappresentanti di oltre trenta Paesi per valutare una futura missione internazionale a tutela della libertà di navigazione nello stretto. Tra i partecipanti anche l’Italia.
Libano chiede proroga della tregua
Sul fronte libanese, Beirut chiederà durante i colloqui di Washington una proroga di un mese della tregua con Israele, in scadenza domenica dopo una precedente estensione di dieci giorni. Secondo una fonte ufficiale citata dall’Afp, il Libano domanderà anche la fine delle demolizioni israeliane nelle aree ancora presidiate. Intanto la Francia piange un secondo militare dell’Unifil morto dopo l’attacco del 18 aprile attribuito a Hezbollah.
Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato la morte del caporale Anicet Girardin, gravemente ferito nella stessa imboscata in cui era stato ucciso il sergente Florian Montorio. “È morto per la Francia”, ha scritto Macron, rendendo omaggio all’impegno delle truppe francesi nella missione Onu in Libano.
Nuove violenze in Cisgiordania
Resta alta anche la tensione in Cisgiordania. Secondo fonti palestinesi, quattro palestinesi sono stati uccisi in diversi episodi, tra cui due minori. Nel villaggio di al Mughayyir, a est di Ramallah, coloni armati avrebbero assaltato una scuola e successivamente l’esercito israeliano avrebbe disperso con proiettili, gas lacrimogeni e granate stordenti il funerale delle vittime. A Beit Imrin, nel nord del territorio, altre abitazioni e veicoli sono stati incendiati da coloni, con almeno otto feriti, tra cui un neonato intossicato dal fumo.





