Le autorità nigeriane hanno incriminato sei persone con l’accusa di aver orchestrato un complotto per rovesciare il presidente Bola Tinubu, un caso che sta alimentando preoccupazioni sulla stabilità politica del Paese. Secondo la procura federale, gli imputati avrebbero tentato di reclutare sostegni all’interno delle forze di sicurezza e di creare un clima di disordine tale da giustificare un intervento extra‑costituzionale. Le accuse, rese pubbliche dopo settimane di indagini, includono cospirazione contro lo Stato, istigazione alla violenza e contatti con gruppi considerati ostili al governo.
Il governo ha definito il presunto complotto “una minaccia grave e reale”, sottolineando che le istituzioni democratiche non saranno intimidite. Funzionari della sicurezza hanno spiegato che l’indagine è partita da segnalazioni interne e da attività sospette rilevate sui social media, poi confermate da intercettazioni e testimonianze. Le autorità non hanno fornito dettagli sui presunti mandanti politici, ma hanno lasciato intendere che l’operazione mirasse a sfruttare il malcontento generato dalla crisi economica e dalle recenti riforme.
Le opposizioni, pur condannando qualsiasi tentativo di destabilizzazione, chiedono trasparenza e temono che il caso possa essere utilizzato per colpire dissidenti o critici del governo. Organizzazioni per i diritti civili hanno invitato Abuja a garantire un processo equo e a evitare derive repressive, ricordando che la Nigeria attraversa una fase delicata, segnata da tensioni sociali e da un aumento delle violenze in diverse regioni. Il caso arriva mentre Tinubu cerca di consolidare la propria leadership e di rassicurare investitori e partner internazionali sulla solidità delle istituzioni nigeriane.





