L’Ucraina ha riaperto il tratto danneggiato dell’oleodotto Druzhba, una delle principali arterie energetiche dell’Europa orientale, dopo un intervento di riparazione accelerato che, secondo fonti governative, era diventato indispensabile per ottenere il via libera definitivo al prestito da 90 miliardi di euro promesso dall’Unione Europea. La riattivazione dell’infrastruttura, colpita nelle scorse settimane durante un attacco ancora oggetto di indagine, è stata annunciata dal ministero dell’Energia come “un passo strategico” per garantire la continuità delle esportazioni e dimostrare la capacità del Paese di mantenere operative le sue reti critiche nonostante il conflitto. Il Druzhba, costruito in epoca sovietica e oggi gestito da consorzi diversi lungo il suo percorso, rappresenta un nodo essenziale per il transito del petrolio verso diversi Stati membri dell’UE.
Bruxelles aveva subordinato l’erogazione del maxi‑prestito a una serie di condizioni tecniche e amministrative, tra cui la garanzia che le infrastrutture energetiche ucraine restassero funzionali e sicure. La riparazione del tratto danneggiato, completata in tempi record, è stata interpretata come un segnale di affidabilità da parte di Kiev, impegnata a rassicurare i partner europei sulla propria capacità di gestione. La Commissione europea ha accolto positivamente la notizia, pur mantenendo un profilo prudente: funzionari comunitari hanno ricordato che il prestito, destinato a sostenere la stabilità macroeconomica e la ricostruzione, richiede ancora alcuni passaggi formali.
Tuttavia, la riapertura dell’oleodotto ha rimosso uno degli ostacoli più rilevanti, rafforzando la posizione dell’Ucraina nei negoziati. Sul fronte interno, il governo ucraino presenta il risultato come una dimostrazione di resilienza, mentre gli analisti sottolineano come la vicenda evidenzi la crescente interdipendenza tra sicurezza energetica e sostegno finanziario internazionale.





