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Decreto Sicurezza, Meloni tira dritto: “La norma si corregge, ma non cambia”

Decreto Sicurezza, Meloni tira dritto: “La norma si corregge, ma non cambia”

Il Governo prepara un intervento sui compensi ai legali nei rimpatri volontari dopo i rilievi del Quirinale. Protesta delle opposizioni alla Camera, con i banchi dell’esecutivo occupati e l’espulsione di Arturo Scotto
mercoledì, 22 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Il decreto sicurezza resta, ma sarà corretto con un nuovo intervento normativo. La linea del governo, spiegata ieri dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parte da qui. “Non considero la norma un pasticcio: stiamo recependo rilievi tecnici del Quirinale e dell’avvocatura e li tradurremo in un provvedimento ad hoc. Non c’erano tempi per intervenire nella conversione, ma il principio rimane”, le sue parole ieri a margine del Salone del Mobile. Il punto contestato riguarda il riconoscimento economico ai legali coinvolti nei rimpatri volontari assistiti. Il Premier rivendica una scelta di coerenza: lo Stato già copre il gratuito patrocinio per chi impugna un’espulsione, dunque può sostenere anche l’attività professionale nei percorsi di rientro volontario. “È uno strumento che l’Europa chiede di rafforzare. Andiamo avanti”, dice.

A rafforzare la posizione dell’esecutivo è arrivato, subito dopo questo passaggio sui rimpatri volontari, l’intervento del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. In Aula ha definitivo il decreto una priorità politica e un passo ulteriore per dotare ordinamento e forze di polizia di strumenti più efficaci nella gestione della sicurezza pubblica. Ha parlato di un confronto spesso divisivo, ma segnato, a suo giudizio, da una convergenza sugli obiettivi: fornire risposte concrete ai cittadini.

Ha successivamente rivendicato i risultati già raggiunti e invita a proseguire nella stessa direzione. Sui rimpatri volontari ha precisato che si tratta di uno strumento previsto da oltre dieci anni, legato a norme europee, con una funzione anche di tutela per chi sceglie di rientrare nel proprio Paese con supporto economico e percorsi di reinserimento.

Ha riconosciuto quindi l’esistenza di rilievi su un punto specifico della norma e annuncia una correzione, accompagnata da un appello alla Camera ad approvare il testo e a sostenere i prossimi interventi collegati, dalla riforma della polizia locale all’adeguamento al Patto europeo su asilo e immigrazione.

L’attacco delle opposizioni

Dalle opposizioni è arrivato un attacco compatto. Piero De Luca ha parlato di norma incostituzionale e di una tensione istituzionale crescente, con il Parlamento chiamato a votare un testo destinato al vaglio del Colle. Critiche anche sul rapporto con l’avvocatura, che vedrebbe compromessa la propria autonomia. Sulla stessa linea Davide Faraone, che ha definito l’ipotesi di un decreto correttivo un segno di improvvisazione. Più duro Benedetto Della Vedova: ha accusato la maggioranza di aver int

rodotto una misura simbolica, senza impatto reale sui flussi migratori.
A chiudere il fronte critico, in coda al blocco delle reazioni dell’opposizione, l’intervento in Aula della deputata Chiara Appendino.

La sicurezza, ha detto, si costruisce con lavoro, diritti, sanità e scuola oltre che con la repressione dei reati. Ha poi criticato il governo di alimentare paura e di non affrontare le cause sociali dell’insicurezza. Il giudizio è netto: l’esecutivo, sostiene, non rappresenta la soluzione ma il problema, e dovrebbe trarne le conseguenze politiche.

Alla protesta verbale si è aggiunta quella in Aula. I deputati delle opposizioni hanno circondato i banchi del governo durante la discussione sul decreto Sicurezza, occupandone simbolicamente lo spazio nel corso della votazione sulle pregiudiziali, poi respinte con 148 voti contrari.

Il Presidente di turno Fabio Rampelli ha intimato ai parlamentari di lasciare i banchi dell’esecutivo e, dopo il rifiuto, ha disposto l’espulsione del Deputato dem Arturo Scotto, seduto tra i membri del Governo, sospendendo quindi la seduta. In prima fila nella protesta la Capogruppo Pd Chiara Braga, il Capogruppo M5S Riccardo Ricciardi e gli esponenti di Avs Laura Zanella e Marco Grimaldi.

Piano internazionale

A parte che sul dl sicurezza, ieri Meloni è tornata a parlare anche sul tema della sicurezza nel Golfo. L’Italia, ha spiegato, ha sostenuto una missione con copertura Onu nello Stretto di Hormuz, ma il progetto si è fermato davanti al veto di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza. Se lo stallo resterà, Roma valuta comunque una partecipazione, a condizioni definite: cessazione delle ostilità, adesione ampia, missione con funzione difensiva. In ogni caso, la decisione passerà dal Parlamento. Intanto proseguono i negoziati che il governo considera prioritari, dal tavolo di Islamabad al confronto tra Israele e Libano. Da quegli esiti dipenderanno anche le scelte sulle misure economiche, a partire dalle accise. Sul rapporto con Donald Trump, Meloni ha tagliato corto: “non l’ho sentito recentemente”.
Resta sullo sfondo il nodo delle nomine, con il dossier Consob ancora aperto: nessuna decisione, nessuna discussione pubblica.

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