Nel corso della sessione dell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha offerto una lettura fortemente critica degli attuali equilibri internazionali, attribuendo all’Occidente la responsabilità delle principali tensioni globali e denunciando quella che ha definito una rinascita di ideologie estremiste in Europa. Intervenendo a Mosca nell’ambito dei lavori della Csto, Lavrov ha sostenuto che “coloro che stanno seminando il caos in Medio Oriente cercano chiaramente di dividere il mondo islamico”. Secondo il capo della diplomazia russa, la crisi nella regione sarebbe stata “innescata dall’aggressione non provocata” di Stati Uniti e Israele contro Iran, e aggravata dai conflitti in Libano e Siria, oltre che dalla “stagnazione che acuisce la tragedia del popolo palestinese”.
Lavrov ha inoltre espresso pessimismo sulla prospettiva di una soluzione a due Stati: “Se si guarda alla mappa geografica, le possibilità di creare uno Stato palestinese stanno scomparendo”, ha dichiarato, accusando Israele di perseguire un’espansione territoriale.
Non meno dure le parole rivolte all’Europa. Il Ministro russo ha affermato che “l’ideologia e le pratiche naziste vengono oggi riproposte, anche in Germania”, estendendo tali accuse ai Paesi baltici, alla Finlandia e all’Ucraina. In questo contesto, Lavrov ha chiamato in causa direttamente il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sostenendo che le leadership europee intenderebbero “riunire gli eserciti europei sotto bandiere naziste”, evocando un parallelismo con i conflitti del passato.
Ruolo centrale
Il capo della diplomazia russa ha anche ribadito l’ambizione di Mosca di mantenere un ruolo centrale nello scenario internazionale: “Sono convinto che conserveremo la nostra leadership morale sulla scena internazionale”, ha affermato, prospettando un impegno nella costruzione di “un’architettura di sicurezza eurasiatica equa e indivisibile”. In questa visione, la Csto viene indicata come uno dei pilastri di un sistema alternativo alle strutture occidentali, accusate da Mosca di fare ricorso a “metodi neocoloniali” e a un uso “illegittimo della forza”.





