I numeri indicano una crescita marcata dell’inattività sessuale, soprattutto tra i giovani adulti. In alcune rilevazioni, la percentuale di persone che non hanno avuto rapporti nell’ultimo anno è passata dal 18,9% al 30,9% in specifiche fasce d’età. Un incremento che segnala un cambiamento netto nelle abitudini relazionali e nella costruzione dell’intimità.
I dati che raccontano
Le statistiche concordano: in gran parte dell’Occidente la frequenza dei rapporti sessuali è in diminuzione. Lo rilevano indagini nazionali e internazionali — dall’Istat al General Social Survey statunitense, fino al National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyles britannico — che documentano un calo progressivo tra i primi anni Duemila e la metà del decennio successivo, con tendenze analoghe osservate anche in Francia e in altri Paesi europei.
Trasformazione culturale
Negli Stati Uniti, tra il 2000 e il 2018, è aumentata in modo significativo la quota di adulti che dichiarano di non aver avuto rapporti sessuali nell’anno precedente. Un dato che fotografa una trasformazione culturale e comportamentale, con effetti che vanno ben oltre la sfera privata.
Meno frequenza
Non si tratta solo di chi rinuncia del tutto alla vita sessuale. Anche tra coloro che restano attivi, la frequenza dei rapporti è in calo. I rapporti settimanali diminuiscono sia tra i giovani sia tra le coppie sposate o conviventi, suggerendo una trasformazione diffusa che riguarda tutte le età e i modelli familiari.
Esordio precoce
Paradossalmente, mentre la frequenza complessiva si riduce, l’età del primo rapporto sessuale resta relativamente bassa, attestandosi in media tra i 16 e i 17 anni. Un avvio precoce che però non si traduce in una maggiore continuità o intensità della vita sessuale nel corso degli anni successivi.
Stress lavoro e stili di vita
Gli esperti indicano un insieme di fattori. Tra questi, lo stress crescente, i ritmi di vita sempre più intensi, la diffusione del lavoro precario e la difficoltà di costruire relazioni stabili. A incidere sono anche il rinvio della maternità e della paternità, l’uso pervasivo delle tecnologie digitali e un generale calo del desiderio, spesso legato a fattori psicologici e sociali.
Meno desiderio e crollo di nascite
Il primo effetto visibile di questa trasformazione è il crollo della natalità. In molti Paesi europei il numero medio di figli per donna è ben al di sotto della soglia di sostituzione (2,1), con valori spesso intorno a 1,2-1,5. Anche negli Stati Uniti il tasso di fertilità ha raggiunto minimi storici negli ultimi anni.
L’impatto sociale
Meno rapporti, meno coppie stabili e una genitorialità sempre più rimandata contribuiscono a un vero e proprio “inverno demografico”. Un fenomeno destinato ad avere conseguenze economiche e sociali rilevanti: dall’invecchiamento della popolazione alla sostenibilità dei sistemi di welfare. Il calo del sesso, dunque, non è solo una questione privata. È uno dei segnali più evidenti di un cambiamento profondo nella società contemporanea.





